Oggi un artista può non avere una grande voce, ma non può permettersi di non avere un’immagine. Può mancare il talento, non la presenza.
E quindi la domanda è: oggi gli artisti sono ancora musicisti o sono diventati soprattutto personaggi? Conta di più come si appare o quello che si sa davvero fare?
Non è una questione nostalgica, o almeno non solo. È una riflessione quasi inevitabile in un’epoca in cui la musica non vive più soltanto nelle canzoni, ma nei feed, nelle stories, nei look studiati. Eppure, se guardiamo indietro, il rapporto tra immagine e musica è spesso stato neutro.
Prendiamo Lucio Battisti: nessuna sovraesposizione, pochissime apparizioni pubbliche, zero storytelling costruito. Eppure la sua immagine, proprio perché rarefatta, è diventata iconica. Battisti non aveva bisogno di spiegarsi: parlavano le canzoni. O De André: fisicamente lontano dai canoni di televisivi, ma con una forza espressiva che oggi definiremmo “brand identity”. Non vendeva sè stesso, vendeva un punto di vista.
Mina ha fatto qualcosa di ancora più radicale: ha trasformato l’assenza in un atto artistico. Ritirandosi dalle scene, ha sovvertito una delle regole fondamentali dello spettacolo: farsi vedere. Mina ha continuato a esistere solo attraverso la voce, lasciando che fosse la musica, e non il corpo, non l’immagine, non la cronaca, a sostenere il peso del mito.
Oggi il paradigma sembra ribaltato.
Molti artisti emergono prima come figure visive e solo dopo come musicisti. Il pubblico li conosce per un outfit, una polemica, una frase a effetto. Pensiamo a Achille Lauro: esempio perfetto di artista che ha trasformato la performance in linguaggio principale. È un cantante? Sì. È un performer? Ancora di più. Senza l’immagine, molte canzoni perderebbero potenza. Un altro caso emblematico è Sfera Ebbasta. Più che un semplice rapper, è diventato un’estetica riconoscibile: look, linguaggio, immaginario di lusso. La sua musica funziona anche perché incarna un personaggio coerente, quasi simbolico.
La differenza è anche che nel passato la musica aveva tempo. Oggi vive di accelerazioni. Un disco che non “fa numeri” in due settimane è già vecchio. In questo contesto, il talento rischia di sembrare lento, poco spettacolare.
Conta di più apparire o saper fare? La risposta più onesta è: conta come riesci a tenere insieme le due cose. Perché i personaggi dopo un po’ passano. Le belle canzoni restano.