L’ex dirigente della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, potrebbe presto vedere ridotta la propria pena a un anno e due mesi di reclusione nell’ambito del processo d’appello per corruzione legato a presunte tangenti ricevute durante la gestione di appalti pubblici. Le accuse riguardano circa 35mila euro percepiti da un imprenditore di Giovinazzo in cambio di lavori per appalti dal valore complessivo di circa due milioni di euro nel biennio 2020-2021, in piena emergenza pandemica.
La svolta del processo è arrivata con la decisione dei difensori di Lerario di rinunciare ai motivi di impugnazione, concordando con la Procura generale una pena più contenuta rispetto ai cinque anni e quattro mesi inflitti in primo grado. Questa nuova condanna andrebbe a sommarsi a una precedente, definitiva, di quattro anni e quattro mesi, già scontata, relativa a tangenti da 20mila e 10mila euro incassate da Lerario per appalti regionali legati alla realizzazione di strutture per l’emergenza Covid.
Secondo i legali, l’accordo tiene conto del percorso di “piena resipiscenza” compiuto da Lerario negli ultimi anni e della condanna già irrevocabile per i fatti precedenti. Intanto, il processo proseguirà l’11 febbraio con la discussione della difesa di Antonio Illuzzi, l’imprenditore coinvolto, condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, prima che la Corte d’Appello stabilisca il verdetto finale per entrambi gli imputati.