Mentre si continua a fare grandi titoli di giornali sull’overtourism, sul caro affitti e sulla carenza di stanze per gli studenti, famiglie e lavoratori c’è un tema che preoccupa, e anche parecchio, il mercato immobiliare. E magari si sta distogliendo lo sguardo su un rischio normativo che potrebbe colpire in modo sproporzionato i proprietari di immobili destinati ai B&b. I piccoli imprenditori, per intenderci, ma non le grandi realtà che a poco a poco stanno mettendo le mani sulle strutture ricettive baresi. Si sta quindi in qualche modo ignorando le vere criticità del mercato abitativo.
Partiamo da un dato, a Bari i dati sull’aumento dei valori immobiliari fanno segnare un ulteriore rialzo: +6,7% complessivo, +12,1% nel centro, con picchi nel Borgo Antico e Murat. Numeri che fotografano una importante trasformazione in atto. E poi da un altro dato: gli immobili precedentemente gestiti dai micro host (piccoli investitori che cercavano di arrotondare lo stipendio o sbarcare il lunario con gli affitti brevi) vengono sistematicamente venduti a società specializzate, che operano in modo professionale nel settore turistico-ricettivo. Per intenderci, grandi fondi immobiliari quindi che cercano di acquistare, da tempo ormai, il patrimonio immobiliare, ii cosiddetti property manager.
In questo panorama destano forte preoccupazioni per i piccoli imprenditori le scelte già compiute dalla Regione Puglia con la Legge Regionale 15/2025, che introduce per le locazioni turistiche non imprenditoriali obblighi tipici delle attività d’impresa, come Scia/Cia, assicurazione Rc obbligatoria e ulteriori adempimenti burocratici. Con sanzioni estremamente pesanti in caso di inadempienza. Tali obblighi , sono normalmente previsti per attività imprenditoriali o ricettive e risulterebbero sproporzionati quando applicati anche a cittadini che semplicemente affittano una camera o un appartamento per pochi giorni all’anno. La Legge 15/2025 è stata impugnata dal Governo in quanto sono emersi profili di legittimità costituzionale.
Su queste basi si fonda l’appello al presidente Antonio Decaro di Giuseppe Muscio, segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico Città Metropolitana di Bari . In sintesi si starebbe soffocando l’iniziativa privata diffusa e questo rappresenterebbe un grave errore economico e politico “da parte di chi – tuona appunto Muscio – peraltro, da sindaco della città capoluogo, per anni ha celebrato il successo del turismo e della trasformazione della città in meta ambita dei flussi internazionali”. Si tratta insomma di una narrazione, quella degli organi regionali, “emergenziale del tutto priva di fondamento”.
È stato inoltre evidenziato che le normative dovrebbero essere generali, proporzionate e prevedibili: “non si possono colpire categorie di cittadini con obblighi emergenziali che equiparano chi affitta una stanza della propria abitazione a un imprenditore turistico professionale. Come liberaldemocratici, ribadiamo che la tutela del diritto all’abitare non può tradursi in una compressione del diritto di proprietà e della libertà economica. Il problema degli affitti lunghi va affrontato rafforzando le tutele contro la morosità e riducendo l’insicurezza giuridica per i proprietari, non penalizzando chi sceglie legittimamente l’affitto breve”.
Ogni intervento legislativo dovrebbe partire dai dati reali del fenomeno. In Puglia, gli immobili destinati agli affitti brevi rappresentano circa il 2% dell’intero patrimonio abitativo regionale. Su oltre 1,3 milioni di abitazioni occupate dai residenti e quasi 700mila case non occupate, solo poco più di 46mila immobili risultano presenti negli annunci online. Ancora più significativo è il dato sulla natura del settore: oltre il 75% degli alloggi turistici è gestito in forma non imprenditoriale, a dimostrazione del ruolo centrale dei piccoli proprietari nell’economia turistica regionale.
Il quadro della città di Bari conferma questa realtà: “Nel capoluogo – chiarisce ancora Muscio – gli annunci di affitti brevi incidono per appena l’1,3% sul totale delle abitazioni, con una forte concentrazione su piccoli immobili e una disponibilità spesso limitata nel corso dell’anno. Non siamo dunque di fronte a un mercato dominante né auna causa strutturale della crisi abitativa”. Il Partito Liberaldemocratico sottolinea inoltre come il settore degli affitti brevi generi un importante valore economico, contribuendo non solo al reddito dei proprietari, ma all’intero indotto turistico, commerciale e dei servizi, con miliardi di euro di ricadute sull’economia nazionale e locale. Ma soprattutto che non esiste alcuna correlazione tra affitti brevi e scarsità di affitti lunghi. Secondo le analisi basate su fonti dell’Agenzia delle Entrate e dell’OMI: nelle città italiane in cui gli affitti brevi sono aumentati non si è registrata una riduzione del numero di contratti a lungo termine.