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Bari, l’inclusione dimenticata: “Dover rinunciare a un film nel corso del Bifest non è normale”

La denuncia di un dottorando non udente " A Bari, la cultura non è ancora accessibile a tutti’”

Pubblicato da: Adalisa Mei | Lun, 30 Marzo 2026 - 08:10
petruzzelli bifest alto

Può un festival di rilievo internazionale definirsi davvero inclusivo se una fetta di cittadini ne resta esclusa? È l’amara riflessione di un dottorando non udente dell’Università di Bari, impegnato proprio in un progetto di ricerca sulla parità di genere durante i giorni del Bif&st. In una lettera aperta inviata al sindaco Vito Leccese e al presidente Antonio Decaro, il ricercatore solleva la questione sulla reale accessibilità dei grandi eventi culturali baresi. Lo fa tramite un post che pubblica direttamente sulla bacheca del sindaco.

Il paradosso è evidente: mentre il festival celebra il cinema e i diritti, chi convive con una disabilità sensoriale si scontra con l’assenza di sottotitoli. “Si parla giustamente tanto di parità di genere, inclusione e diritti. Ma perché, quando si organizzano grandi eventi culturali, le persone con disabilità continuano così spesso a essere lasciate indietro? Un festival che ambisce ad avere rilievo nazionale e internazionale non dovrebbe essere realmente accessibile a tutti e tutte? Perché per una persona sorda dover rinunciare pienamente a film, incontri e momenti pubblici, per l’assenza di sottotitoli o interpretariato, dovrebbe essere considerato normale?”, si chiede il dottorando.

La denuncia mira a trasformare uno sfogo personale in una battaglia collettiva. “L’inclusione  – dice – non può essere selettiva. Non può valere solo per alcuni temi e dimenticarsi di altri. L’accessibilità non è un dettaglio organizzativo, ma una questione di civiltà, partecipazione e rispetto. Credo che occasioni come queste dovrebbero servire anche a portare all’attenzione pubblica e nazionale un problema strutturale che esiste ancora oggi. E invece, troppo spesso, tutto questo resta sullo sfondo”. Secondo il ricercatore UniBa, la disabilità viene ancora trattata come un tema secondario rispetto ad altre battaglie sociali: “Quanto è davvero accessibile, oggi, la cultura nel nostro Paese? L’inclusione non può valere solo per alcuni temi e dimenticarsi di altri”. La richiesta a Leccese e Decaro è chiara: un cambiamento strutturale che renda Bari una città realmente accessibile, dove la partecipazione non sia un privilegio per pochi. “Mi piacerebbe  -conclude – che su questo tema si aprisse una riflessione seria”.

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