Marciapiedi come percorsi a ostacoli e rumore antropico che toglie il sonno. Un binomio che, in via Salvatore Cognetti ma in generale nel cuore del centro di Bari, sta rendendo impossibile la convivenza tra residenti e movida. Si è arrivati al punto di rottura. Nel mirino questa volta c’è il bistrot Kgb, accusato dagli abitanti della zona di una vera e propria “appropriazione” del suolo pubblico. La polemica non è altro che l’ultimo capitolo di una ferita aperta nel cuore di Bari: la questione della “mala movida” e la sempre più difficile condivisione degli spazi tra residenti, giovani e titolari di locali. Un equilibrio precario dove il diritto al riposo e alla mobilità si scontra quotidianamente con le esigenze delle attività commerciali e la voglia di socialità dei ragazzi.
I residenti storcono il naso e non usano giri di parole: gli arredi del locale rendono il marciapiede inagibile, impedendo il passaggio di carrozzine per disabili e passeggini. La conseguenza è pericolosa per tutti: per proseguire il cammino, tutti i pedoni sono costretti a scendere sulla carreggiata, rischiando l’impatto con le auto in transito. Oltre alle barriere fisiche, si lamenta l’impatto acustico: schiamazzi notturni e assembramenti che – secondo chi vive lì – avrebbero trasformato una via residenziale in un “caos permanente”.
Il dibattito sull’occupazione di suolo pubblico e sulla ‘movida’ nel cuore di Bari si arricchisce quini di un nuovo, accorato capitolo. E la risposta del titolare, che parla nella doppia veste di esercente e residente storico, non si è fatta attendere, spostando il focus dal regolamento tecnico al valore sociale della “bellezza”. L’accusa della ridotta mobilità dei cittadini sulla strada è stata subito smentita da Andrea Russo, titolare del locale, che ha dimostrato come il passaggio sia facile e agevole, ritendendo pertanto la protesta inopportuna. Quanto agli “eleganti arredi” che occupano parte del marciapiede sono un diritto del locale in regola con il pagamento del canone unico patrimoniale (CUP).
Russo ha affidato a una lunga riflessione la difesa della propria attività, rivendicando il ruolo del Kgb come presidio sociale nato oltre dieci anni fa. “In questo tempo abbiamo visto nascere amicizie, amori e relazioni; abbiamo ospitato momenti importanti, dalle lauree alle feste dei vostri figli”, scrive, sottolineando come nel locale non si siano mai verificati episodi di violenza o risse.
Per il titolare, l’arredo esterno – composto da ombrelloni, poltroncine e sedute curate – non è un ostacolo ma un valore aggiunto che allinea Bari alle grandi capitali europee come Parigi, Londra o Barcellona. “L’arredo non è invasivo, ma fondamentale per favorire l’incontro e offrire ai turisti un luogo accogliente”, spiega Russo. Se da un lato i residenti lamentano il blocco del marciapiede, dall’altro l’esercente rivendica il diritto dei giovani alla convivialità e il dovere del locale di “esprimere bellezza e vitalità”.
Russo ammette che il rispetto delle regole è necessario, ma chiede comprensione per un modello di città che vive dei suoi spazi aperti. Invoca la “bellezza” e la “vitalità” come valori non negoziabili per la città. La sfida per l’amministrazione comunale resta ora quella di mediare tra la vocazione turistica e conviviale del centro e la necessità di garantire marciapiedi liberi e accessibili a tutti, senza eccezioni per la sicurezza e la disabilità.
foto Comitato quartiere Umbertino