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Affido condiviso nei tribunali: “Padri relegati a figure accessorie e sommersi dai costi”

Associazione Codici: "Esclusi i padri dalla quotidianità dei figli e impone obblighi economici sproporzionati"

Pubblicato da: redazione | Ven, 8 Maggio 2026 - 14:16
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Ancora una volta la bigenitorialità resta un principio affermato nei provvedimenti, ma disatteso nei fatti. È quanto emerge da una recente decisione del Tribunale di Torre Annunziata, che, pur disponendo l’affido condiviso, stabilisce una collocazione esclusiva dei minori presso la madre, assegnandole la casa familiare e concentrando su di lei la gestione quotidiana dei figli. Un provvedimento su cui interviene l’associazione Codici con una riflessione critica.

Nella sentenza, al padre viene riconosciuto un ruolo marginale, limitato a tempi di frequentazione definiti e subordinati agli impegni lavorativi, senza una reale possibilità di incidere sulla vita quotidiana dei figli. Parallelamente, gli vengono imposti obblighi economici significativi, tra mantenimento dei figli, contributo alle spese straordinarie e assegno per l’ex coniuge.

“Un impianto che si ripete con preoccupante regolarità nelle aule di giustizia – osserva Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Formalmente si parla di affido condiviso, ma nella sostanza si realizza un affidamento di fatto esclusivo, con il padre relegato a figura accessoria. Denunciamo da tempo questa distorsione sistemica. Anche in questo caso, la decisione appare orientata in un’unica direzione, con un evidente squilibrio tra le posizioni dei genitori. Non si tratta solo di tempi di frequentazione, ma di un assetto complessivo che concentra diritti e tutele su un solo genitore, ignorando l’esigenza di un equilibrio reale”.

Particolarmente critico è il tema economico. Le condizioni del padre vengono spesso valutate in modo non coerente con la reale capacità contributiva, con il risultato di imporre obblighi che rischiano di diventare eccessivi e, nei fatti, punitivi. Una dinamica che alimenta conflitti e rende ancora più difficile mantenere un rapporto stabile e continuativo con i figli.

“La bigenitorialità non può ridursi a una formula di rito – aggiunge Giacomelli –. Quando le decisioni giudiziarie seguono schemi ripetitivi e sbilanciati, si svuota il senso della legge e si crea un sistema che, di fatto, esclude uno dei genitori dalla vita dei figli. È necessario superare un approccio ormai consolidato che continua a privilegiare automaticamente la figura materna, senza una reale verifica dell’interesse concreto del minore e senza un adeguato bilanciamento delle condizioni di entrambi i genitori. In queste condizioni – conclude Giacomelli – parlare di affido condiviso rischia di essere solo un artificio giuridico. Serve un cambio di passo nei tribunali, perché l’equilibrio genitoriale non può essere proclamato: deve essere garantito nella pratica quotidiana delle decisioni”.

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