Lo scorso 16 luglio gli Ordini delle professioni sanitarie della Puglia hanno trasmesso, tramite PEC, una proposta congiunta all’Assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, al Direttore del Dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro, e, per conoscenza, al Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Al centro della proposta, la necessità di fare chiarezza sulle procedure per l’apertura e l’esercizio degli studi professionali sanitari, alla luce delle criticità emerse nell’applicazione della normativa regionale e dell’imminente conclusione del regime transitorio previsto dalla Regione. Gli Ordini hanno quindi chiesto di essere convocati a un tavolo di confronto per discutere le soluzioni già prospettate e individuare un quadro di regole chiaro, uniforme e condiviso su tutto il territorio pugliese.
A oggi, tuttavia, a distanza di settimane dall’invio della proposta, dall’ente regionale non è ancora pervenuta alcuna convocazione.
“Eppure – si legge in una nota – si badi bene, non si tratta della richiesta di una singola categoria professionale. La proposta infatti è stata condivisa e sottoscritta unitariamente da tutti gli Ordini delle professioni sanitarie del territorio pugliese: Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia, Ordini dei Fisioterapisti (Foggia, Bat-Bari-Taranto, Brindisi-Lecce), dai Tsrm e Pstrp (Foggia, Bat-Bari-Taranto, Lecce, Brindisi), Ordine Territoriale dei Biologi della Puglia e della Basilicata, Ordini delle professioni infermieristiche Puglia, gli Ordini della Professione Ostetrica della regione.
Una rappresentanza ampia e trasversale, dunque, espressione di oltre 30 mila professionisti che ogni giorno operano nei settori della prevenzione, dell’assistenza, della cura e della riabilitazione e che, proprio per questo, hanno inteso mettere a disposizione delle istituzioni la propria esperienza e le proprie competenze.
La questione nasce dall’applicazione dell’articolo 5, comma 6, della legge regionale n. 9/2017 e dalle successive interpretazioni fornite dalla Regione in merito alla comunicazione di apertura degli studi sanitari e al rilascio del “nulla osta” da parte delle ASL.
La stessa Regione Puglia, nel provvedimento del 25 febbraio 2026, ha riconosciuto l’esistenza di rilevanti criticità, evidenziando il rischio che l’applicazione delle disposizioni potesse determinare un’interruzione dell’offerta di prestazioni e, conseguentemente, ripercussioni sull’assistenza sanitaria territoriale. Per questo motivo era stato previsto un regime transitorio di sei mesi, consentendo, a determinate condizioni, la prosecuzione o l’avvio dell’attività professionale nelle more del rilascio del nulla osta.
Il termine di tale regime transitorio, previsto per il prossimo 25 agosto, rende oggi ancora più necessario ed impellente un confronto. Molti professionisti si trovano infatti a operare in un quadro che ha bisogno di indicazioni chiare e uniformi, anche per evitare difformità applicative tra territori e aziende sanitarie.
Gli Ordini non chiedono deroghe rispetto alle norme sulla sicurezza e sulla tutela della salute, né intendono sottrarsi ai necessari controlli. Al contrario, ritengono che proprio la chiarezza delle procedure, l’uniformità delle interpretazioni e la certezza dei tempi amministrativi rappresentino condizioni indispensabili per garantire sia la qualità delle prestazioni sia la piena tutela dei cittadini.
La questione riguarda, dunque, non soltanto i professionisti. Gli studi sanitari costituiscono una componente importante della rete territoriale e contribuiscono quotidianamente a garantire ai cittadini l’accesso a prestazioni di prevenzione, diagnosi, assistenza e riabilitazione. Eventuali difficoltà nell’apertura o nella prosecuzione delle attività possono inevitabilmente ripercuotersi sull’offerta complessiva dei servizi, soprattutto nei territori più periferici e nei piccoli Comuni.
Per questo gli Ordini delle professioni sanitarie pugliesi hanno scelto di rivolgersi alla Regione attraverso un percorso unitario e costruttivo. La richiesta è semplice: aprire un tavolo di confronto, nel quale esaminare le criticità emerse, valutare le proposte già formulate e individuare soluzioni capaci di assicurare regole certe, omogenee e applicabili sull’intero territorio regionale.
Il confronto istituzionale appare oggi ancora più importante alla luce del quadro delineato dallo stesso Ente pugliese, che ha riconosciuto come la questione possa incidere sulla continuità dell’offerta sanitaria territoriale.
Gli Ordini confermano pertanto la propria piena disponibilità a collaborare con l’Amministrazione regionale, mettendo a disposizione competenze, esperienza e conoscenza diretta delle esigenze dei professionisti e dei cittadini.
L’obiettivo comune deve essere quello di coniugare il rispetto delle norme con la tutela della salute, garantendo al tempo stesso certezza delle regole, uniformità delle procedure e continuità dei servizi
Per tale motivo, a distanza di diverse settimane dalla richiesta congiunta del 16 luglio, le professioni sanitarie pugliesi tornano a rinnovare alla Regione Puglia la richiesta di convocazione e auspicano che il confronto possa essere avviato al più presto, nell’interesse dei professionisti e, soprattutto, dei cittadini pugliesi”.