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Lavoro e caporalato, Agricoltura Puglia: “Il nostro è il settore più controllato, ma non il più irregolare”

La denuncia del presidente Antonello Bruno: "Basta raccontare i campi come unico luogo dello sfruttamento. Legalità da difendere, ma senza generalizzazioni”

Pubblicato da: redazione | Gio, 6 Agosto 2026 - 19:47

L’agricoltura resta tra i settori più controllati in materia di lavoro e sicurezza, ma non sarebbe quello con il più alto tasso di irregolarità. È la lettura che Confagricoltura Puglia dà dei più recenti dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, chiedendo di superare quella che definisce una rappresentazione distorta del comparto agricolo, spesso associato in modo automatico al caporalato e allo sfruttamento.

Secondo il rapporto annuale di vigilanza dell’Inl, a livello nazionale l’agricoltura è il settore che ha registrato l’aumento più marcato dei controlli: 10.044 ispezioni avviate, contro le 8.847 del 2024, con una crescita del 13,5%, superiore a quella rilevata in industria ed edilizia. Il tasso di irregolarità riscontrato in agricoltura si attesta al 64,8%, dato inferiore rispetto a industria, 74,1%, edilizia, 71,8%, e terziario, 72,4%. Per Confagricoltura Puglia, questi numeri dimostrano che il comparto agricolo è tra i più verificati, ma non quello con la maggiore incidenza di violazioni.

Il tema assume un peso particolare in Puglia, regione in cui, sottolinea l’organizzazione, lo stigma sul settore agricolo resta forte. A livello territoriale sono state avviate 12.878 ispezioni; sulle 9.480 già definite, il tasso di irregolarità è pari al 70,5%, in calo di 2,1 punti rispetto al 2024. Nel quadro regionale, il comparto agricolo presenta il tasso di irregolarità più contenuto, pari al 56%, mentre il valore più alto si registra nell’edilizia, con il 74,8%.

“I numeri indicano con chiarezza che l’agricoltura in Puglia è tra i comparti più sottoposti a controlli e che non può continuare a essere raccontata come l’unico luogo dell’irregolarità”, dichiara Antonello Bruno, presidente regionale di Confagricoltura Puglia. Bruno richiama anche il tema della normativa sul caporalato, ricordando che riguarda tutte le attività economiche e non soltanto il lavoro nei campi. “La normativa sul caporalato sanziona lo sfruttamento dei lavoratori in tutte le attività economiche, non soltanto l’agricoltura. Eppure, nell’immaginario collettivo, continua a gravare soprattutto sul nostro settore uno stigma che non aiuta a leggere correttamente la realtà e finisce per deformare il confronto pubblico”.

Il presidente di Confagricoltura Puglia critica anche il modo in cui, a suo dire, il tema viene spesso affrontato nel dibattito pubblico. “Questa percezione è alimentata anche da un modo superficiale di fare sindacato, che troppo spesso, tradendo la sua stessa funzione, sceglie la scorciatoia della generalizzazione invece della responsabilità, della verifica dei dati e della distinzione tra chi rispetta le regole e chi le viola”. Bruno punta il dito anche contro una narrazione mediatica che, secondo l’organizzazione agricola, finirebbe per sovrapporre sempre caporalato e agricoltura. “A ciò si aggiunge un sistema di informazione che troppo spesso si appiattisce sulle posizioni sindacali più miopi, finendo con l’identificare sempre caporalato e agricoltura, tralasciando quei settori in cui lo sfruttamento del lavoro è di gran lunga superiore”.

Confagricoltura Puglia ribadisce la necessità di contrastare con fermezza ogni forma di sfruttamento, ma chiede controlli mirati e una lettura più equilibrata dei dati. “Noi di Confagricoltura Puglia ribadiamo che la legalità va difesa con fermezza e senza ambiguità, ma proprio per questo servono analisi corrette, controlli mirati e un linguaggio pubblico che non trasformi un intero comparto in un bersaglio simbolico”. Resta alta anche l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro. In Puglia, sulle 8.674 irregolarità accertate in materia di salute e sicurezza, 877 riguardano l’agricoltura, a fronte di 1.361 nell’industria, 2.916 nell’edilizia e 3.520 nel terziario. Per Confagricoltura, anche questo dato conferma che le violazioni attraversano l’intero sistema produttivo e non possono essere ricondotte a un solo settore.

“Fa rabbia dover constatare che ad ogni articolo di giornale o notizia televisiva che tratti di sfruttamento del lavoro si accompagna sempre l’immagine di lavoratori nei campi”, aggiunge Bruno. “Mai un dipendente di supermercato, una commessa di un negozio, un impiegato di uno studio professionale troppo spesso assunti e remunerati con contratti part-time e costretti a lavorare a tempo pieno”. La posizione dell’organizzazione resta quindi duplice: da una parte il contrasto a caporalato, sfruttamento e intermediazione illecita di manodopera; dall’altra la tutela delle imprese agricole che operano nel rispetto delle regole. “Il punto resta duplice”, conclude Bruno, “contrastare ogni forma di sfruttamento e intermediazione illecita di manodopera e, allo stesso tempo, tutelare il lavoro delle tante imprese agricole che operano nel rispetto delle regole. Occorre riservare loro il rispetto che meritano e non è accettabile che vengano accomunate a chi pratica illegalità”, conclude.

Foto repertorio

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