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Migranti, la Life Support è arrivata a Bari con 48 naufraghi: tra loro 29 minori soli

Sette le persone morte durante la traversata

Pubblicato da: redazione | Gio, 20 Agosto 2026 - 10:35
porto bari

È arrivata al porto di Bari la Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency, con a bordo 48 naufraghi salvati lunedì scorso nelle acque internazionali della zona Sar libica. Tra loro ci sono anche 29 minori non accompagnati. L’intervento di soccorso aveva permesso di portare in salvo complessivamente 50 persone e di recuperare 7 cadaveri. Due migranti, in condizioni critiche, erano stati rianimati e stabilizzati dallo staff sanitario a bordo e successivamente evacuati con trasferimento a Lampedusa.

Secondo quanto riferito da Emergency, molti dei naufraghi presentano sintomi da stress post traumatico. Diversi hanno riportato ustioni chimiche causate dalla miscela di carburante e acqua di mare a cui sono stati esposti durante la traversata sul barchino soccorso. “Alcuni sono parenti delle vittime e tutti sono da considerarsi persone vulnerabili in quanto naufraghi e visti i lunghi viaggi e le esperienze difficili che hanno dovuto affrontare”, spiegano dall’organizzazione.

I migranti hanno raccontato di essere partiti all’alba del 16 agosto da Zuwara, in Libia. Sono originari della Somalia e dell’Egitto. Dopo il soccorso, Emergency aveva chiesto alle autorità italiane l’assegnazione di un porto sicuro vicino al luogo dell’intervento, contestando la decisione di far proseguire la navigazione fino a Bari. “Non ha alcun senso ed è inumano costringere i naufraghi a tre giorni ulteriori di navigazione”, aveva dichiarato Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di Emergency. “Uno stress, inflitto senza motivo, prima che possano giungere a terra e trovare la rete di supporto di cui hanno bisogno e presentare domanda di protezione internazionale”. Con l’arrivo nel porto barese sono scattate le procedure di accoglienza, identificazione e assistenza sanitaria, con particolare attenzione ai minori non accompagnati e alle persone considerate più vulnerabili.

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