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Sanità, aumentano i dipendenti ma resta il nodo dell’età: “Medici troppo anziani, rischio pensionamenti di massa”

Il report

Pubblicato da: redazione | Mer, 19 Agosto 2026 - 13:54
medico medici

Aumentano i dipendenti della sanità pubblica, ma resta alta l’età media del personale, soprattutto tra i medici. Secondo i dati del Rapporto 2024 sul personale del Servizio sanitario nazionale, i professionisti dipendenti hanno raggiunto quota 727.829 unità, con un incremento dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Un segnale positivo dopo anni segnati da tagli al personale e blocco del turnover, ma che non basta a cancellare le criticità del sistema. A lanciare l’allarme è l’Associazione medici di origine straniera in Italia, secondo cui l’età media dei medici resta troppo alta e nei prossimi anni il servizio sanitario rischia di dover affrontare una nuova ondata di pensionamenti.

“I numeri non devono però farci abbassare la guardia: l’età media dei medici è ancora troppo alta e molti andranno in pensione nei prossimi anni”, spiega l’Amsi. L’età media complessiva dei dipendenti della sanità pubblica è di 48,4 anni, con picchi di quasi 55 anni tra dirigenza tecnica e amministrativa. Tra gli infermieri l’età media è di 46,9 anni, mentre il dato più critico riguarda i medici: il 15% è concentrato nella fascia tra i 60 e i 64 anni.  “L’inversione di rotta sul reclutamento con oltre 58mila assunzioni nel 2024 è un segnale positivo”, dichiara Foad Aodi, presidente Amsi e docente dell’Università di Tor Vergata. “Tuttavia, l’Italia continua ad avere una delle forze lavoro sanitarie più anziane d’Europa. Con quasi il 15% dei medici concentrato nella fascia 60-64 anni entro i prossimi 5-7 anni si rischia una massiccia ondata di pensionamenti che va programmata fin da oggi”.

Per Aodi, in questo scenario diventa sempre più rilevante il contributo dei professionisti di origine straniera, considerato ormai determinante per la tenuta di molti reparti. “In questo quadro il contributo dei professionisti di origine straniera è divenuto determinante per la tenuta dei reparti”, aggiunge. “Vanno quindi superate definitivamente la logica dei decreti emergenziali e delle deroghe temporanee introdotti in pandemia. Serve una programmazione che ne favorisca l’inserimento regolare, garantendo percorsi chiari di riconoscimento dei titoli e equiparazione dei diritti”. Il quadro che emerge è quindi quello di una sanità pubblica che torna ad assumere, ma che deve fare i conti con un personale ancora anziano e con la necessità di programmare per tempo il ricambio generazionale. Una sfida che riguarda la tenuta dei servizi, l’organizzazione dei reparti e la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini nei prossimi anni.

Foto repertorio

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