Dal rap degli anni Ottanta alle canzoni d’amore, dalla world music all’impegno sociale, passando per viaggi, biciclette, spiagge e palazzetti. Jovanotti è uno di quegli artisti difficili da chiudere dentro un solo genere. Perché in quasi quarant’anni di carriera Lorenzo Cherubini è cambiato molte volte, senza perdere quella specie di entusiasmo ostinato che ancora oggi attraversa la sua musica. DJ, rapper, cantautore, viaggiatore. Il ragazzo di Gimme Five è diventato l’uomo di A te, Fango e Le tasche piene di sassi, attraversando generazioni apparentemente lontanissime tra loro. Per accompagnare la lettura scegliamo “Ragazzo fortunato”, perché forse, più di tante altre, racconta quell’idea di vita che Jovanotti continua a portarsi dietro: muoversi, innamorarsi, cadere, rialzarsi e considerare comunque il viaggio qualcosa per cui valga la pena esserci.
Prima di Jovanotti c’era Lorenzo
Lorenzo Cherubini nasce a Roma il 27 settembre 1966, da una famiglia originaria di Cortona, città toscana alla quale resterà profondamente legato. Prima delle canzoni, però, arrivano le consolle. Giovanissimo comincia a lavorare come DJ tra radio e discoteche, proponendo dance e soprattutto hip hop, un genere che nei primi anni Ottanta in Italia era ancora poco conosciuto. Passa per Radio Antenna Musica, per alcuni locali romani e nel 1986 arriva anche al Piper Club. Poi arriva l’incontro decisivo con Claudio Cecchetto e Radio Deejay. E arriva anche Jovanotti.
Quel nome nato per errore
Una delle curiosità più divertenti della sua storia riguarda proprio il nome d’arte. Lorenzo aveva inizialmente scelto “Joe Vanotti”. Ma il tipografo incaricato di realizzare una locandina per una serata in discoteca lo scrisse come lo aveva sentito pronunciare: “Jovanotti”. L’errore gli piacque. E rimase. Nel 1988 esplode il fenomeno: arrivano È qui la festa?, “Gimme Five” e l’album Jovanotti for President. Cappellino, rap, inglese mescolato all’italiano, energia da discoteca: il primo Jovanotti è lontanissimo dal cantautore che conosceremo anni dopo. Nel 1989 porta “Vasco” al Festival di Sanremo e si classifica quinto. Proprio sul palco dell’Ariston è protagonista anche di una piccola scena rimasta nella storia: durante la quarta serata scivola all’inizio dell’esibizione. La mia moto, l’album di quell’anno, arriverà a vendere circa 600mila copie.
Quando tutti lo davano per finito
Il successo iniziale, però, rallenta. Il servizio militare lo allontana per un periodo dalle scene e all’inizio degli anni Novanta qualcuno comincia già a considerarlo un fenomeno destinato a sparire. È di quegli anni un episodio diventato quasi profetico. Red Ronnie dice a Vasco Rossi: “Tutti dicono che Jovanotti è finito…”. Vasco risponde: “Secondo me Jovanotti comincia adesso!”. Aveva ragione. Con Una tribù che balla comincia infatti la trasformazione. Il rap festaiolo resta, ma nei testi entrano politica, società, domande, ricerca personale. Nel 1992 arrivano “Non m’annoio” e soprattutto “Ragazzo fortunato”. Due anni dopo Lorenzo 1994 segna un altro passaggio fondamentale con Penso positivo, Serenata rap e Piove. Jovanotti non è più soltanto quello di “È qui la festa?”. Sta diventando un cantautore.
Dall’Ombelico del mondo alla ricerca di se stesso
Nel 1995 arriva “L’ombelico del mondo”, probabilmente uno dei brani che meglio rappresentano la sua capacità di mescolare culture, ritmi e suggestioni differenti. Con L’albero, nel 1997, il viaggio diventa ancora più evidente: entrano la musica etnica, la world music e una scrittura maggiormente introspettiva. La linea d’ombra, per esempio, prende ispirazione dall’omonima opera di Joseph Conrad. E mentre cambia la musica, Lorenzo comincia a viaggiare davvero. America Latina, Patagonia, bicicletta. Nel 1998 raccoglie parte di quelle esperienze nel libro Il grande boh!. Il viaggio, da quel momento, non sarà più soltanto qualcosa che fa: diventerà parte della sua identità artistica.
“Per te”, “Fango”, “Le tasche piene di sassi”: quando la vita entra nelle canzoni
C’è un altro elemento che accompagna la trasformazione di Jovanotti: la sua vita privata entra progressivamente nella musica. Nel 1998 nasce sua figlia Teresa. Per lei scrive “Per te”, pubblicata l’anno successivo in Capo Horn. Nel 2007 perde invece il fratello Umberto in un incidente aereo. Da quel dolore nasce “Fango”, pubblicata nell’album Safari e impreziosita dalla chitarra di Ben Harper. Poi c’è “A te”, dedicata alla moglie Francesca Valiani. Uscita nel 2008, diventa una delle dichiarazioni d’amore più popolari della musica italiana. E ancora Le tasche piene di sassi, dedicata alla madre Viola, morta nel 2010. È forse qui che si comprende meglio quanto sia cambiato il ragazzo degli esordi: la festa non scompare, ma accanto alla festa arrivano il lutto, l’amore, la famiglia, il tempo che passa.
La musica come impegno
Nella carriera di Jovanotti c’è anche una lunga storia di impegno sociale. Nel 1992 scrive Cuore dopo l’uccisione di Giovanni Falcone. Nel 1999, insieme a Luciano Ligabue e Piero Pelù, realizza “Il mio nome è mai più” durante la guerra del Kosovo: i proventi vengono devoluti a Emergency e il singolo diventa il più venduto in Italia di quell’anno. Negli anni affronta nei testi temi come pace, globalizzazione, ambiente, povertà e disuguaglianze. Quella dimensione sociale diventa così uno dei due grandi poli della sua scrittura insieme all’amore.
Da “Safari” a “Ora”: il Jovanotti dei grandi inni
Gli anni duemila portano alcuni dei suoi successi più conosciuti. Nel 2005 Buon sangue contiene “Mi fido di te”. Tre anni dopo arriva Safari, con Fango, A te, Come musica e la title track. Nel 2010 “Baciami ancora”, scritta per l’omonimo film di Gabriele Muccino, gli vale il David di Donatello per la migliore canzone originale. Nel 2011 Ora porta invece canzoni come Tutto l’amore che ho, Le tasche piene di sassi e “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”. La dimensione live diventa sempre più grande. Jovanotti costruisce concerti che assomigliano meno alla classica esibizione di un cantautore e sempre più a una festa collettiva.
Il Jova Beach Party: il concerto diventa villaggio
Quell’idea raggiunge probabilmente il suo punto massimo con il Jova Beach Party, partito nel 2019 e tornato nel 2022. Concerti sulle spiagge trasformati in eventi di un’intera giornata, con ospiti, dj set, musica e contaminazioni. Il progetto ottiene un enorme seguito, ma porta con sé anche polemiche legate all’impatto ambientale degli eventi. Diverse associazioni ambientaliste contestano alcune location e, dopo l’edizione 2022, una petizione contro i grandi eventi organizzati sulle spiagge e nei siti naturali supera le 20mila firme. Jovanotti e gli organizzatori respingono le accuse, sostenendo la regolarità delle autorizzazioni ottenute. Un capitolo controverso, quindi, dentro una storia artistica che ha spesso legato la propria immagine anche ai temi ambientali.
L’incidente e il ritorno: “Il corpo umano”
Nel 2023 il viaggio rischia improvvisamente di fermarsi. Durante una vacanza a Santo Domingo, Jovanotti cade dalla bicicletta e si rompe femore e clavicola. Seguono operazioni e una lunga riabilitazione. Dieci mesi dopo torna in televisione. E anche questa esperienza finisce inevitabilmente dentro la sua musica. Il 31 gennaio 2025 pubblica “Il corpo umano vol. 1”, anticipato da Montecristo e Fuorionda. Il titolo sembra quasi raccontare da solo ciò che è successo: dopo una vita trascorsa a muoversi, Lorenzo si trova costretto a fare i conti proprio con il corpo, con la sua fragilità e con la necessità di ricominciare. Nel febbraio 2025 torna anche sul palco del Festival di Sanremo con un medley dei suoi successi. La sua discografia, intanto, continua ad allungarsi: dai primi lavori degli anni Ottanta a Il disco del Sole, Il corpo umano vol. 1 e Niuiorcherubini.
Curiosità: non solo Jovanotti
Oltre a “Jovanotti”, Lorenzo ha utilizzato altri pseudonimi, tra cui Gino Latino e Jeronimo. Negli anni ha collaborato con una quantità enorme di artisti italiani e internazionali: da Elisa a Giorgia, Cesare Cremonini, Negramaro, Gianni Morandi, Franco Battiato, Ligabue, Eros Ramazzotti e Luca Carboni, fino a Ben Harper, Michael Franti e Sérgio Mendes. Nel 2022 ha inoltre scritto “Apri tutte le porte” per Gianni Morandi e si è esibito con lui nella serata delle cover di Sanremo, vincendola. E poi c’è la bicicletta. Non soltanto sport, ma una vera passione: i viaggi sulle due ruote sono diventati negli anni racconti, documentari e parte integrante dell’immaginario di Lorenzo.
Jovanotti, l’arte di restare in movimento
Forse Jovanotti si può raccontare proprio attraverso questa parola, movimento. Si è mosso tra rap e cantautorato, discoteche e stadi, amore e politica, elettronica e world music. Si è mosso fisicamente attraverso il mondo e artisticamente attraverso quasi quarant’anni di musica italiana. Il ragazzo di Gimme Five avrebbe potuto restare prigioniero degli anni Ottanta. Invece ha accettato di invecchiare, cambiare e perfino contraddirsi. Ed è probabilmente per questo che, dopo tanto tempo, può ancora cantare Ragazzo fortunato senza sembrare semplicemente qualcuno che guarda indietro. Perché il ragazzo è cresciuto. Ma il viaggio, evidentemente, non è ancora finito.