Il caldo intenso e prolungato mette in difficoltà le produzioni agricole e agroalimentari pugliesi, dalle angurie ai pomodori, dal latte fino alle cozze tarantine, con effetti sulla quantità e sui costi sostenuti dalle imprese. È quanto rileva Coldiretti Puglia, evidenziando il conto sempre più pesante di un clima estremo sulla capacità produttiva delle aziende e sulle dinamiche lungo la filiera agroalimentare.
Le temperature elevate, che continuano a interessare la Puglia anche a settembre, sottopongono a forte stress colture, allevamenti e attività di acquacoltura, mentre agli effetti del caldo si aggiungono grandinate, nubifragi e forti raffiche di vento che hanno colpito diverse aree della regione nel corso della stagione estiva. Le temperature eccezionalmente elevate continuano a costringere gli agricoltori ad adottare misure straordinarie per salvaguardare le colture e gli animali, concentrando le attività nei campi nelle ore più fresche della giornata e aumentando il ricorso all’irrigazione di soccorso e alle tecniche di protezione. In diverse aree della Puglia il sole e il caldo provocano danni diretti ai prodotti, con scottature, spaccature e alterazioni della qualità, mentre la maturazione accelerata rende più complessa la gestione delle raccolte.
Gli effetti sono particolarmente evidenti sulle produzioni ortofrutticole, con il caldo estremo che ha provocato a partire dalle angurie vere e proprie scottature, spaccature e alterazioni della polpa, con perdite che nelle aziende più colpite sono arrivate fino al 50-60%. Anche i pomodori sono stati messi a dura prova dall’irraggiamento diretto e dalle temperature elevate, tanto da rendere necessarie coperture per proteggere le coltivazioni, mentre le attività nei campi sono state spostate nelle ore notturne e all’alba. Il caldo ha effetti anche sulla zootecnia, con l’attivazione nelle stalle di ventilatori e doccette refrigeranti per contrastare lo stress termico degli animali. Le alte temperature – insiste Coldiretti Puglia – determinano infatti un aumento significativo del fabbisogno di acqua e provocano una riduzione della produzione di latte, con ulteriori costi per le aziende chiamate a garantire condizioni adeguate di benessere degli animali.
A soffrire delle temperature elevate sono anche le cozze tarantine, una delle produzioni simbolo dell’agroalimentare pugliese. Il caldo intenso – spiega Coldiretti Puglia – sottopone a forte stress gli allevamenti di mitili, rendendo ancora più delicata la gestione degli impianti e delle condizioni ambientali necessarie alla crescita e alla qualità del prodotto.
A rendere ancora più complesso il quadro è l’estrema variabilità delle condizioni meteorologiche. Dopo le ondate di calore arrivano temporali violenti, nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento che colpiscono diverse aree della Puglia, provocando danni alle coltivazioni. Pesante anche il bilancio degli incendi che hanno interessato la regione durante l’estate. Dal 1° giugno al 22 agosto sono stati 7.879 gli ettari di boschi, macchia mediterranea, pascoli e terreni agricoli percorsi dal fuoco in Puglia, per 89 eventi rilevati. Un fenomeno che ha colpito anche superfici agricole e pascolive, aggravando il bilancio di una stagione segnata da condizioni climatiche estreme.
Sul fronte dei prezzi, il quadro deve essere letto alla luce di una dinamica che non coincide automaticamente con quella dei costi sostenuti in campagna. L’aumento delle spese per l’irrigazione, l’energia, la manodopera, la logistica e gli interventi necessari a proteggere le produzioni rischia infatti di comprimere ulteriormente i margini delle imprese agricole, anche quando gli aumenti registrati al consumo non riflettono pienamente l’incremento dei costi alla produzione. È proprio nella forbice tra prezzi riconosciuti agli agricoltori e prezzi pagati dai consumatori – rileva Coldiretti Puglia – che occorre continuare a monitorare l’andamento della filiera, perché la tenuta dei prezzi al dettaglio non può tradursi in una compressione della remunerazione delle imprese agricole. Allo stesso tempo, eventuali aumenti lungo i diversi passaggi della filiera devono essere verificati per evitare che il maggior costo finisca per gravare ingiustificatamente sulle famiglie.
Per Coldiretti Puglia serve una strategia strutturale per rendere l’agricoltura e l’intero sistema agroalimentare più resilienti rispetto a un clima sempre più estremo, attraverso investimenti nelle infrastrutture irrigue, nella capacità di accumulo e nella gestione efficiente della risorsa idrica, insieme a strumenti assicurativi e di sostegno più efficaci per le aziende colpite dagli eventi climatici avversi.
Il clima presenta ormai un conto sempre più pesante alle imprese agricole e produttive – conclude Coldiretti Puglia – e non è accettabile che questo costo venga scaricato sugli agricoltori, già alle prese con costi di produzione crescenti, né sui consumatori. Serve una filiera più equa, trasparente e resiliente, capace di garantire reddito alle aziende, valorizzare le produzioni pugliesi e, al tempo stesso, offrire prodotti di qualità alle famiglie.