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Bari, “soldi per superare gli esami”: in appello cade la condanna a docente universitario

La Corte d’Appello ha riformato la sentenza di primo grado

Pubblicato da: redazione | Mer, 9 Settembre 2026 - 15:00
tribunale avvocati giudice

La Corte d’Appello di Bari ha riformato la sentenza di condanna a cinque anni di reclusione inflitta in primo grado a Fabrizio Volpe, professore di Diritto civile dell’Università Aldo Moro di Bari, dichiarando il reato estinto per prescrizione dopo la riqualificazione dell’accusa. Il docente era finito a processo nel 2021 per due presunti episodi di concussione e uno di violenza sessuale nei confronti di due studentesse. Secondo l’accusa, avrebbe chiesto denaro e un rapporto sessuale in cambio del superamento di un esame.

In primo grado, il Tribunale aveva riqualificato uno degli episodi di concussione in induzione indebita, reato per il quale era arrivata la condanna a cinque anni. È proprio questa condanna a essere stata ora annullata dalla Corte d’Appello, che ha dichiarato il reato prescritto. La contestazione di violenza sessuale, invece, era già stata riqualificata in tentata violenza sessuale e dichiarata prescritta, così come il secondo episodio di concussione inizialmente contestato.

Delle due presunte vittime, una non si era mai costituita parte civile, mentre l’altra aveva revocato la costituzione nel corso del procedimento. L’unica parte civile rimasta era quindi l’Università di Bari. Nel processo d’appello, il pubblico ministero Marco D’Agostino aveva chiesto la condanna del docente a sei anni di reclusione. “Oggi si chiude un calvario durato 12 anni”, commentano in una nota gli avvocati Angelo Loizzi ed Elio Addante, difensori di Volpe. Secondo i legali, “l’originaria ipotesi accusatoria di concussione, già derubricata con la sentenza di primo grado, è stata ulteriormente ridimensionata dalla Corte d’Appello di Bari”.

“La Corte ha dunque riconosciuto che mai il professor Volpe ha abusato del suo ruolo, mai ha costretto o indotto la studentessa a concedergli utilità in cambio del superamento di esami”, concludono gli avvocati. La decisione chiude così, sul piano penale, una vicenda giudiziaria iniziata oltre dieci anni fa e legata a fatti che, secondo la contestazione originaria, sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2015.

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