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Bari, “Cinque ore su una barella senza acqua”: la denuncia sul pronto soccorso del Policlinico di Bari

Il racconto-sfogo sui social punta il dito contro la carenza di personale e le condizioni della sala d'attesa

Pubblicato da: redazione | Dom, 13 Settembre 2026 - 13:26
pronto soccorso

“Un’esperienza da non augurare neanche al peggior nemico, un allucinante viaggio nel girone dei disperati”. Si apre così il duro sfogo pubblico comparso sui social che riaccende i riflettori sulle condizioni assistenziali e strutturali del pronto soccorso del Policlinico di Bari. Il racconto, dettagliato, ripercorre l’odissea vissuta lo scorso fine agosto da una famiglia barese rimasta per oltre 14 ore in attesa all’interno del reparto d’emergenza.

Al centro della denuncia c’è il trattamento riservato a un paziente anziano e fragile, arrivato in ambulanza con il 118, affetto da poliomielite, Alzheimer, probabile Parkinson e una sospetta infezione alle vie urinarie. Stando alla testimonianza dei parenti, l’uomo sarebbe rimasto per ore isolato su una barella senza che i familiari potessero avvicinarsi a causa dei rigidi protocolli di triage. “Provo a spiegare che è da solo su una barella, letargico, confuso, che se dovesse avere necessità di bere non saprà neanche come chiedere” si legge nel post, che evidenzia la presunta mancanza di empatia del personale di turno all’accettazione. Solo dopo cinque ore di insistenza e un ingresso forzato nella sala codici, il familiare è riuscito a sincerarsi delle condizioni del padre: “In 5 ore nessuno gli aveva dato un goccio d’acqua ad un paziente con sospetta infezione. Quando l’infermiere mi vede, inizia a gridare che i parenti devono uscire”.

Oltre alle criticità nella gestione dei pazienti più deboli, la denuncia tocca le condizioni logistiche della struttura: “Vi posto la foto delle sedie sfondate, poi c’erano quelle che dondolavano quando ti ci sedevi. Le sedie reclinabili non bastavano per tutti i pazienti”. Nel post si fa riferimento anche a problemi igienici, con “un solo bagno per gli uomini e uno per le donne che faceva schifo”, e a lenzuoli monouso che non verrebbero prontamente sostituiti al cambio del paziente. L’odissea dell’anziano si è conclusa solo a notte fonda, con le dimissioni dall’ospedale all’una di notte dopo l’esecuzione di una Tac.

La lettera si chiude con un appello formale e una serie di interrogativi rivolti direttamente al direttore generale dell’azienda ospedaliera, Antonio Sanguedolce, alla direttrice del Pronto soccorso centrale, Rosa Melodia, e alle istituzioni politiche: “È normale una sola infermiera a turno che deve fare accettazione e dare info? È normale non fare vedere ai parenti un paziente che non ha modo di muoversi ed esprimersi? È normale una sala d’attesa con sedie rotte?”.

E’ stata immediata la smentita del Policlinico intervenuto per frenare le accuse. I vertici dell’ospedale hanno precisato che le sedie danneggiate da qualche utente sono state prontamente sostituite e che la fornitura di acqua a pazienti e parenti viene garantita in modo del tutto gratuito per tutto il periodo estivo. L’azienda difende anche il livello di igiene della struttura, spiegando che i controlli sui servizi sono costanti e costruttivi, e giudica inaudito il fatto che vengano diffuse simili ricostruzioni senza un preventivo e corretto confronto con i responsabili del reparto.

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