Meno tonno nelle scatolette, biscotti alleggeriti e confezioni di detersivo che garantiscono meno lavaggi rispetto al passato. Nei supermercati di Bari il prezzo esposto sullo scaffale resta esattamente lo stesso, ma la quantità di prodotto all’interno diminuisce. Si tratta della cosiddetta “shrinkflation”, o sgrammatura, una pratica commerciale che secondo l’associazione Consumerismo No Profit sta diventando ormai una consuetudine ricorrente tra le corsie dei punti vendita baresi.
A lanciare l’allarme ai cittadini è Raffaella Lauciello, delegata dell’associazione per il Comune di Bari, che invita i consumatori a fare estrema attenzione al momento della spesa. “La shrinkflation di per sé non costituisce un reato, poiché le aziende sono libere di modificare il peso e il prezzo dei propri beni – specifica Lauciello – Si tratta tuttavia di un meccanismo distorsivo che sfrutta l’abitudine d’acquisto delle persone. Il consumatore riconosce la scatola identica a quella di sempre e non si accorge che sta pagando di più per avere di meno. È un’inflazione invisibile che erode il potere d’acquisto delle famiglie sui prodotti di prima necessità”. Un problema che, secondo la delegata, danneggia anche l’ambiente: a parità di prodotto si continuano a usare le stesse quantità di plastica, cartone e alluminio, aumentando i rifiuti.
A Bari i settori più colpiti dal fenomeno sono i prodotti per la prima colazione, le conserve ittiche, gli snack, i formaggi freschi e gli affettati in vaschetta, oltre a carta igienica e detersivi. Per difendersi da questo inganno invisibile, Consumerismo Bari consiglia tre regole pratiche: controllare sempre il prezzo al chilo o al litro riportato in piccolo sui cartellini, diffidare dei restyling grafici che annunciano “formati rinnovati” e valutare l’acquisto di prodotti sfusi o a marchio del distributore. L’associazione ha inoltre attivato un servizio per raccogliere le segnalazioni dei clienti da inoltrare all’Antitrust in caso di diciture ingannevoli.