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Sanità, pochi infermieri e reparti sotto stress: “Così la sicurezza delle cure è a rischio”

La denuncia di Nursing Up in seguito ai dati emersi da uno studio

Pubblicato da: redazione | Mar, 20 Ottobre 2026 - 10:58
infermiere

Più aumenta il carico di lavoro degli infermieri, più crescono i rischi per i pazienti. Cadute, lesioni da pressione e decessi risultano tra gli eventi clinici significativamente associati a una maggiore pressione assistenziale nei reparti ospedalieri. È quanto emerge da uno studio multicentrico italiano pubblicato sul Journal of Advanced Nursing, online dal 24 febbraio 2026 e inserito nel fascicolo di ottobre della rivista scientifica internazionale. La ricerca ha coinvolto 2.349 infermieri, 158 reparti e 25 ospedali italiani, analizzando gli esiti assistenziali di 21.044 pazienti.

Il dato centrale è che nei reparti con maggiore carico di lavoro infermieristico si registrano indicatori più elevati di cadute, lesioni da pressione e mortalità. Lo studio evidenzia anche il ruolo dell’organizzazione e della leadership infermieristica nel contenimento dei carichi e nella sicurezza delle cure. “Questi risultati devono far riflettere profondamente chi governa la sanità italiana”, dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up. “Non stiamo parlando soltanto di infermieri sotto pressione, ma di pazienti la cui sicurezza è legata anche alle condizioni nelle quali i professionisti sono chiamati a lavorare”.

Secondo De Palma, un infermiere deve poter sorvegliare, valutare, assistere e intervenire tempestivamente. “Quando i carichi diventano eccessivi, non possiamo pretendere che competenza, responsabilità e spirito di sacrificio compensino indefinitamente le carenze organizzative. La sicurezza delle cure non può essere affidata alla capacità dei singoli professionisti di sopportare pressioni sempre maggiori”. Il nuovo studio rafforza quanto emerso da una precedente ricerca italiana, condotta dall’Università di Genova con istituzioni accademiche internazionali e pubblicata nel maggio 2024 su Health Policy. L’analisi, basata su 37.494 pazienti, 1.046 infermieri e 15 ospedali, aveva rilevato che un aumento di dieci punti percentuali dell’intenzione degli infermieri di lasciare il lavoro è associato a un incremento del 14% della probabilità di mortalità ospedaliera. Inoltre, un paziente in più per infermiere è associato a un aumento del 3,4% della probabilità di mortalità durante il ricovero.

A pesare, inoltre, è anche la scopertura degli organici. Un’indagine Fadoi del marzo 2026, condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di Medicina interna, segnala una carenza media del 22% del personale infermieristico necessario. Nel 18% delle strutture esaminate la carenza supera il 30%. “Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti”, afferma De Palma. “In reparti che assistono pazienti sempre più anziani, fragili e complessi, arriviamo a registrare carenze infermieristiche superiori al 30%. E nello stesso momento la ricerca scientifica ci mostra che la pressione assistenziale è collegata a eventi che incidono sulla sicurezza dei malati”. Per il sindacato, la carenza di infermieri non è solo un’emergenza occupazionale, ma un problema che riguarda direttamente la qualità dell’assistenza e la protezione dei cittadini. In Italia, secondo Nursing Up, mancherebbero circa 175mila infermieri rispetto agli standard europei. Il rapporto Italy: Country Health Profile 2025, pubblicato da Ocse e Osservatorio europeo sui sistemi e sulle politiche sanitarie, indica 6,9 infermieri praticanti ogni mille abitanti in Italia, contro una media europea di 8,4.

A rendere più difficile il reclutamento incidono anche retribuzioni e investimenti. Secondo il rapporto Health at a Glance 2025 dell’Ocse, gli infermieri ospedalieri italiani percepiscono una retribuzione media annua equivalente a 48mila dollari a parità di potere d’acquisto, contro i 61mila della media Ocse. Il rapporto evidenzia inoltre che in Italia gli infermieri guadagnano mediamente meno del lavoratore medio nazionale, mentre nei Paesi Ocse la remunerazione degli infermieri ospedalieri supera in media del 20% il salario medio. Anche la spesa sanitaria resta sotto la media europea, nel 2023 l’Italia ha destinato alla sanità l’8,4% del Pil, contro il 10% della media Ue.

“Abbiamo bisogno di più infermieri, ma continuiamo a riconoscere loro retribuzioni lontane da quelle di numerosi colleghi europei, mentre il nostro Paese investe nella sanità meno della media dell’Unione”, sottolinea De Palma. “Come possiamo pensare di riempire le corsie, arginare le dimissioni volontarie e contrastare la fuga all’estero se non rendiamo nuovamente attrattiva la professione infermieristica?”. Nursing Up chiede quindi una svolta nelle politiche sanitarie: più investimenti sugli organici, assunzioni diffuse, incentivi all’accesso alla professione e un progressivo allineamento delle retribuzioni degli infermieri italiani alla media europea.

Il sindacato sollecita il Governo a stanziare risorse strutturali e chiede a Regioni e direzioni sanitarie una programmazione del personale fondata sulla complessità assistenziale, sul monitoraggio dei carichi di lavoro e sugli indicatori di sicurezza dei pazienti. “Dobbiamo investire seriamente sugli organici e rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica. La sicurezza dei pazienti comincia dalla presenza di un numero adeguato di infermieri, valorizzati e messi nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio lavoro. Non possiamo pretendere cure sicure senza investire concretamente nei professionisti che quelle cure le garantiscono ogni giorno”, conclude.

Foto repertorio

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