Fermarsi davanti a una persona in difficoltà o proseguire senza intervenire? È la domanda al centro di “Ti fermeresti ad aiutare?”, una campagna social realizzata in una via centrale di Bari per osservare le reazioni delle persone di fronte a una situazione di vulnerabilità.
L’esperimento, ideato da Laboratorio.com in collaborazione con Luca Lobuono, ha ricreato una scena ripresa con una telecamera nascosta. Una persona straniera si trova a terra, in evidente difficoltà, e chiede aiuto. A rendere la situazione più complessa c’è anche la barriera linguistica, mentre intorno il traffico e la quotidianità proseguono.
Le reazioni sono diverse: c’è chi rallenta, chi si ferma a osservare senza avvicinarsi e chi continua per la propria strada. Poi qualcuno decide di intervenire. Da quel primo gesto nasce la domanda che accompagna l’iniziativa: la scelta di una sola persona può spingere anche gli altri a fare qualcosa?
La campagna invita a riflettere sui comportamenti che possono ostacolare la solidarietà. La paura di intervenire, l’esitazione, le difficoltà di comunicazione e i pregiudizi nei confronti di chi viene percepito come diverso possono influenzare le decisioni di fronte a una persona che ha bisogno di aiuto. Il messaggio proposto dall’esperimento è che, prima delle differenze linguistiche e culturali, viene la persona.
Sul tema è intervenuto l’assessore alla Giustizia e al Benessere sociale e ai Diritti civili Michelangelo Cavone, che ha richiamato l’attenzione sull’indifferenza e sulla responsabilità individuale.
“Troppo spesso scegliamo di distogliere lo sguardo da chi è in difficoltà – commenta l’assessore alla Giustizia e al Benessere sociale e ai Diritti civili Michelangelo Cavone -. Per fretta, per paura, perché pensiamo che interverrà qualcun altro. E quando quella persona parla un’altra lingua o arriva da un altro Paese, rischiamo di vedere prima la distanza che ci separa e solo dopo il bisogno che ci riguarda.
L’esperimento sociale realizzato nell’ambito di LGNET 3 ci mette davanti a questa responsabilità: cosa facciamo, concretamente, quando qualcuno ha bisogno di noi? Fermarsi significa riconoscere che quella vita ci riguarda.
Come Assessorato promuoviamo LGNET 3 con questa consapevolezza: per costruire inclusione occorre lavorare anche sull’indifferenza e sui pregiudizi che lasciano le persone ai margini. Le istituzioni hanno il dovere di organizzare risposte e servizi, ma anche di favorire una comunità capace di riconoscere chi è in difficoltà e di non lasciarlo solo.
Perché soli si muore. Può accadere anche in una strada affollata, sotto gli occhi di tutti. E una città deve interrogarsi anche su questo: su quante persone attraversiamo ogni giorno con lo sguardo senza vederle davvero, e su cosa siamo disposti a fare quando finalmente le guardiamo”.
La campagna social è stata realizzata nell’ambito del progetto LGNET 3, finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione e promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Bari.
L’iniziativa nasce da un’idea di CAPS, realizzata dall’agenzia Laboratorio.com in collaborazione con Luca Lobuono, conosciuto sui social come @lobuonoinside.