BARI – Esami difficili da superare, riduzione del numero degli appelli e una burocrazia troppo lenta. Il garante degli studenti, Bruno Veneziani, presenta al senato accademico dell’Università Aldo Moro la sua annuale relazione sul rispetto del codice etico da parte dei docenti, degli amministrativi e degli stessi studenti. Tra le segnalazioni, sulle quali il garante si è soffermato, spiccano quelle relative alle difficoltà di superare alcuni esami.

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“In caso di mancato superamento di esami ritenuti ostici – scrive il garante – il rimedio più efficace è il recupero della preparazione, attivando sistemi di tutorato e di assistenza all’apprendimento. E’ mia convinzione che debba essere ritenuto del tutto eccezionale il ricorso a soluzioni che comportino l’integrazione o la sostituzione di commissari o la deroga alla norma della propedeuticità”. Il garante ricorda inoltre che i docenti devono rispettare il regolamento e non possono ridurre il numero degli appelli. Altra questione è legata alla burocrazia. Il garante ha raccolto segnalazioni in merito alla lentezza degli uffici nelle pratiche di trasferimento o alle richieste di ammissioni ad altri anni di corso.

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“Il mio intervento è servito ad accelerare il procedimento e ho ricevuto una pronta collaborazione nonostante le difficoltà legate alla riduzione del personale”, spiega ancora. Altro aspetto è legato all’Erasmus: il garante suggerisce di riaprire i posti vacanti per consentire a chi è interessato, gli idonei anche non assegnatari di borsa, di accedere al bando e quindi di poter iniziare questa esperienza formativa.

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Gli studenti hanno chiesto al rettore Antonio Uricchio di pubblicizzare il più possibile  gli strumenti  di garanzia a disposizione. “Prendiamo atto del lavoro svolto dal garante degli studenti – spiega Francesco Innamorato, rappresentante di Link in senato –  e sottolineiamo come ľ Uniba possa vantare l’adozione dello Statuto dei diritti degli studenti. Ad oggi peró, purtroppo, questi strumenti non risultano bastevoli.  Dietro alcune cattedre – aggiunge –  taluni docenti non s’interessano dell’esistenza di regole e diritti trasgredendo allo statuto, generando macchie indelebili nei confronti dell’Ateneo o addirittura paure negli studenti che preferiscono non denunciare per non indispettire il docente. Tali timori talvolta, mio grosso malgrado, rendono inefficace anche ľ azione di noi rappresentanti che, non nascondo, in alcuni casi hanno dovuto anche presidiare sedute di esami. Tale situazione é inaccettabile. Il docente – continua – dovrebbe  rappresentare un esempio tanto didattico/accademico tanto comportamentale, andando anche a ricoprire quella figura che alle scuole elementari adoravamo chiamare “maestro”. Come rappresentante di un sindacato studentesco – conclude Innamorato – lancio un appello al senato e al rettore chiedendo una maggiore attenzione a riguardo. E’ il caso che lo statuto dei diritti degli studenti possa prevedere misure coercitive nei confronti di chi, in maniera reiterata, non riconosce una serie di diritti”.

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“La relazione presentata dal Garante degli Studenti – aggiunge Carlo De Matteis, consigliere di amministrazione di Up –  evidenzia profonde lacune nel sistema di valutazione durante gli esami di profitto. I passi in avanti fatti in questi anni sono davvero pochi.  Ciò non è certo del tutto imputabile solo alla componente docente ma, questo è poco ma sicuro, non sono nemmeno sempre gli studenti ad aver torto. Spesso – racconta –  ci ritroviamo a sollecitare i docenti nell’attivazione dei tutorati di recupero.  Il rischio di una deriva della valutazione è sempre dietro l’angolo e gli organi di governo hanno il dovere di andare ben oltre la vigilanza. Devono infatti dare l’indirizzo affinché i coordinatori di corso di studio siano in grado di comprendere, facendo i dovuti distinguo, quando le valutazioni sono adeguate e quando invece lo sono meno”. De Matteis invita il presidio di qualità e il nucleo di valutazione a dare risposte. “Bisogna verificare – conclude –  la resa didattica di ciascun docente a partire dal suo gradimento. Un’Università grande come la nostra non può permettersi di parlare ancora oggi di situazioni del genere restando inerme”.
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