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Quando è stato il momento in cui ti sei detto “questo è il lavoro, la passione che voglio portare avanti”?

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Credo non ci sia stato un vero inizio. Una passione è qualcosa che porti dentro da sempre, può succedere che sia assopito l’istinto di seguirla per un periodo, più o meno lungo, per distrazioni varie a seconda l’età ma ad un certo punto qualcosa ti riporta sempre sul tuo cammino. Io ho sempre disegnato fin da piccolissima, sono nata in una famiglia dove un po’ tutti fanno arte e quindi il mio gioco preferito e di sempre sono i colori. Non potrei fare a meno di disegnare anche se non fossi mai pagata per farlo ne sentirei il bisogno e lo farei anche con terreno e bastoncino, una pietra sull’asfalto, del caffè versato su un foglio di giornale…fa parte di me è come mangiare o respirare.

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Qual’è il tuo rapporto con i tuoi strumenti? Esiste un feeling particolare?

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Io amo qualsiasi tipo di attrezzo e materiale, sono una vera e propria ricercatrice e sperimentatrice della materia. Il colore in qualsiasi forma mi attrae come i luccichii attraggono una gazza ladra. Non sono esattamente un’accademica, per intenderci, non amo le tecniche pure, mi piace sperimentare senza troppi rigori tecnici, credo limitino la creatività, l’unica cosa che penso sia realmente utile è la chimica dei materiali per poterne gestire le reazioni nelle varie mescolanze. E per essere in linea con i tempi amo anche tutte le forme d’arte in digitale. Siamo fortunati oggi abbiamo la possibilità di portare con noi, tante tipologie di pitture virtuali (possiamo avere un’infinità di effetti pittorici), tutte quelle contenute in un tablet. I programmi di disegno digitale che utilizzo mi soddisfano quanto il reale, certo non vorrei fare a meno di nessuno dei due, sono strumenti tanto simili sulla resa visiva e nello stesso tempo tanto diversi…in effetti…non potrei rinunciare a sporcarmi le mani di colore!

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Qual’è la tua filosofia, il tuo personale modo di vedere il mondo che quotidianamente riporti nel tuo lavoro?

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Io vivo di dettagli, la filosofia del piccolo, la felicità nelle semplici cose. L’amore per i piccoli gesti, la cura del particolare, la visione di un mondo semplice come può essere visto da un bimbo questo è ciò che mi piace riportare nelle mie immagini. Alcune volte sono gli oggetti, i paesaggi, le persone che mi suggeriscono immagini che avranno in se un messaggio. Altre volte sono i gesti, le sensazioni che cerco di convertire in immagini per poter parlare di emozioni/ sentimenti provati.

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C’é stato un momento nella tua storia personale, in cui hai dovuto rimetterti in gioco completamente, ricominciare e rivoluzionare il tuo modo di vedere la tua passione?

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Sono costantemente in movimento metto sempre tutto in discussione. Ci sono stati vari momenti in cui ho pensato di essere stata tradita dalla mia passione, di essermi distratta con l’arte da qualcosa di più “serio”, più omologato alla società, un lavoro di10171118_10202003046743113_4488181563108023911_n quelli per cui si prende una busta paga, per cui si sa a che ora esci di casa e che dopo circa otto ore tornerai con una paga prestabilita. Tutt’oggi sono scissa in un due pensieri contrapposti: uno emotivo che parla di libertà di espressione, di voglia di ricercare, di toccare materiali colorati e riempire gli occhi di bello, l’altro più razionale che mi fa desiderare regolarità, possibilità di calcolo di spese di vita, ch’è difficile raggiungere con l’arte se non sei già qualcuno di quelli conosciuti. Per intenderci, la misura nella quale dedicarsi alla propria passione cambia a seconda delle esigenze nei vari cambiamenti, movimenti che caratterizzano la propria esistenza. Allo stato attuale la mattina svolgo il mio “lavoro serio”, quello che mi da il pane certo, che mi serve a pagare tutte le spese di casa e mantenere la mia bimba e dal pomeriggio mi trasformo in artista matta.

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Quando è stato il momento, quel singolo istante in cui ti sei detto per la prima volta “Forse ce la sto facendo davvero”?

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Non saprei…lo sto ancora aspettando!

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Qual è il tuo personale obiettivo da raggiungere entro un anno da oggi?

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Mi piacerebbe vivere solo d’arte, mi piacerebbe non dover impegnare la mia mattinata con part-time da ‘stipendio sicuro’ per poter far fronte alle spese domestiche e potermi comprare più attrezzi e materiali per coltivare la mia passione. Sono convinta si possa fare, il disegno serve ovunque, basti pensare ad una semplice etichetta dei vari prodotti esposti in un supermercato, agli indumenti con stampe che portiamo in dosso, ai libri, alle pareti delle nostre case, alle copertine di album musicali, ai cartoni animati e via dicendo… Bisogna impegnarsi nel trovare i canali per far sapere che tu esisti e che sei lì, pronto a disegnare.

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Questo è il mio obbiettivo di quest’anno: dire che disegno, che sono disposta a prestare le mie mani per mostrare il mondo attraverso i miei occhi a chiunque ne senta la necessità od il piacere.

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… e qual é il tuo obiettivo fisso, quello che ogni volta ricordi a te stesso?

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Mantenere la libertà d’espressione.

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Vivi un rapporto particolare con i luoghi in cui hai lavorato? Esistono luoghi dove sei riuscito a sviluppare al meglio la tua passione?

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Non ho luoghi d’elezione ognuno di loro mi stimola in modo differente. Mi sono trovata a scolpire pietre trovate sul mare, fermarmi lì sul posto, cercare scalpelli di fortuna (sassi più o meno appuntiti), appostarmi e terminare sculture lì sulla riva. Passare giornate in campagna e giocare con acquerelli e pastelli. Dipingere su pareti a casa di committenti: ricordo una delle più belle pareti l’ho realizzata con la compagnia costante della proprietaria di casa, una signora estremamente simpatica che ha passato ore ed ore a guardarmi mentre dipingevo. Chiacchieravamo ogni giorno per l’intera durata del mio lavoro di musica, di libri letti, cucina, amori…alla fine credo che il tramonto africano che le dipinsi sul muro, venne tanto luminoso, grazie alla vivacità dei nostri discorsi! Ma amo anche gli ambienti raccolti, dove puoi ascoltare i tuoi pensieri e la distanza tra te e la superficie di lavoro è definita dal cono di luce della lampadina.

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Come vivi il tuo rapporto con i social? Li sopporti o diventano stimolo?

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I social sono per me elemento di studio della società, di diffusione del mio operato e spesso mi servono da spunto creativo. Mi capita di leggere o ascoltare una canzone, una poesia pubblicata da qualcuno e trovarmi immediatamente con carta e colori per abbozzare illustrazioni oppure confrontarmi pubblicando i miei lavori in gruppi di settore. Ritengo che i social siano un ottimo supporto per gli artisti.

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Credi che ad oggi ci siano luoghi ed eventi di confronto per il tuo lavoro?

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I luoghi di confronto terminati gli studi diventano sempre più complicati da trovare. Gli eventi sono pochi e si limitano ad esposizioni dove c’è poca possibilità di scambio di opinioni e di contaminazione artistica concreta. Mi piacerebbe poter creare un evento mensile d’incontro tra artisti ( disegnatori, musicisti, scrittori ) per creare nuove sinergie e stimolare la nascita di nuovi progetti. La passione che sviluppi ha un suo proprio linguaggio specifico? Nel tempo son stati creati siti internet dove potremmo curiosare e provare ad entrare nel tuo mondo?

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La mia passione è espressa in linguaggio visivo dato che mi occupo di disegno, pittura e scultura.

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Mi dicono, e non so se sia vero, che ho una tavolozza che mi contraddistingue, che i miei disegni si riconoscono dagli accostamenti cromatici…sarà questo il mio linguaggio? Anni fa avevo creato un blog ma non sono riuscita a dedicarmi spesso al suo aggiornamento tanto che di recente ho preferito gestire una pagina Facebook, mi sembra più immediato l’inserimento di nuove immagini e ho visualizzazioni certe senza dover studiare troppe strategie. Per quanto riguarda il sito è nei miei progetti futuri, credo sia una banca dati utile e fondamentale per poter reperire informazioni immediate da ogni parte del mondo. Se volete curiosare tra le mie opere :

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Se un ragazzo di oggi decidesse di intraprendere la tua strada, cosa consiglieresti? Accetteresti apprendisti?

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Chiunque segua una passione va incoraggiato. Sono le passioni che ci mantengono in vita. Ciò che sento di poter consigliare a tutti con convinzione per quanto riguarda il mio settore, è, che, più si sperimenta e si testano i materiali più semplice diventa esprimere ciò che abbiamo in testa.

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Poi c’è il confronto: confrontarsi con esperti è molto utile ma anche con profani può esserlo poiché chi non comprende i dati tecnici ci parla di ‘cosa arriva’, ci dice se il nostro messaggio è leggibile o meno, può cogliere più facilmente ‘l’anima’ della nostra opera. Dato che parliamo di espressione è importante riuscire a comunicare e trovare riscontro nel pubblico. Più che avere apprendisti mi piacerebbe condividere delle ore di ‘lavoro’ con altri anche meno esperti e stimolare e farmi contagiare. Non sono mai stata gelosa della tecnica anche perché ognuno la applica secondo il proprio gusto e secondo ciò che vuole esprimere. E poi come dicevo prima, credo nella mescolanza, negli esperimenti e non nella tecnica pura, quindi ci sono combinazioni infinite che renderanno sempre ogni lavoro unico…nessuno ci può rubare la creatività e il nostro modo di vedere il mondo quindi…contaminiamoci, condividiamo!


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