BARI – Avvocato, avvocata o avvocatessa? Valentina Binetti non ha alcun dubbio: “Avvocato, grazie”. Non è una vocale al femminile o al maschile a fare la differenza per Binetti, lei la toga la indossa da 16 anni ma quanto è stato faticoso imporsi in un “mercato” con predominio maschile. La prima volta che mise piede in un’aula di tribunale era il 2000. “E’ stato difficile farsi spazio – ammette – era un ambiente quasi esclusivamente ad appannaggio degli uomini. Oggi la situazione sta cambiando, sempre più donne fanno questo mestiere bellissimo, il più bello secondo me. Ma 16 anni fa non era così, soprattutto nel rapporto con i clienti per una donna non era semplice conquistare la fiducia. C’era grande diffidenza, in particolare per chi come me aveva deciso di concentrarsi sul diritto penale”. Oggi la strada è più in discesa, ma è servito olio di gomito e giornate intere a studiare carte giudiziarie e ad aggiornarsi per raggiungere l’obiettivo. “La credibilità mi ha permesso di andare avanti e crescere professionalmente”, prosegue Binetti. “Dimostrare ai colleghi, ai magistrati e ai clienti di essere una persona e un avvocato credibile è stata la chiave vincente”. Con i giudici, invece, qual è il rapporto? “Con loro non c’è mai stato nessun problema, in un processo non conta se sei uomo o donna ma solo le capacità”. Cosa consiglierebbe Valentina Binetti ad una giovane donna che vuole intraprendere questo mestiere?  “Appunto, di essere credibile. Di lavorare per raggiungere questo obiettivo”.

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