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BARI – “Ergastolo” per il presunto mandante dell’omicidio di Giuseppe Mizzi, il 38enne operaio incensurato, ucciso a Carbonara per errore, per colpa di un tragico scambio di persona. E’ questa la richiesta di condanna fatta dal pm della Procura di Bari, Federico Perrone Capano, nei confronti del boss Antonio Battista, parente dell’ex capo clan Antonio Di Cosola (diventato nel frattempo collaboratore di giustizia). Il pubblico ministero, oltre a quella per Battista, ha chiesto altre 59 condanne a pene comprese fra l’ergastolo e sei mesi di reclusione per altrettanti presunti affiliati alla cosca Di Cosola accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga e armi.\r\n\r\nL’omicidio dell’innocente Mizzi\r\n\r\nGiuseppe Mizzi venne ammazzato nella piazza centrale di Carbonara il 16 marzo 2011. Per questo omicidio sono già stati condannati con rito abbreviato in secondo grado i presunti esecutori materiali, Emanuele Fiorentino a 20 anni di reclusione e Edoardo Bove a 13 anni e quattro mesi; il processo pende attualmente in Cassazione.\r\n\r\nProcesso Pilastro, altre 59 richieste di condanna per i Di Cosola\r\n\r\nLe altre 59 richieste di condanna sono state avanzate durante il processo denominato “Pilastro”, che si sta celebrando col rito abbreviato nell’aula bunker di Bitonto dinanzi al gup Sergio Di Paola. Si sono costituiti parte civile i famigliari di Mizzi, due imprese edili e l’Ance Bari e Bat. Tra gli imputati che rischiano condanne per mafia, droga e armi, ci sono l’ex capoclan Antonio Di Cosola e sua moglie, accusata insieme ad altre donne di essere la cassiera del clan e di riportare agli affiliati gli ordini impartiti dal marito detenuto in carcere. Per Antonio Di Cosola l’accusa ha chiesto la condanna a sei anni di carcere, per sua moglie Rocca Palladino a due anni e quattro mesi.\r\n\r\nAlla sbarra c’è anche la moglie di Battista, Lucia Masella, collaboratrice di giustizia che con le sue dichiarazioni accusatorie nei confronti del marito ha contribuito a far riaprire il caso sull’omicidio Mizzi. La donna rischia una condanna a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le condanne più elevate, tra 23 e 20 anni di carcere, sono state chieste per 11 pregiudicati baresi, accusati di gestire per conto del clan il traffico di droga sul territorio e le estorsioni ai costruttori ai quali, stando alle indagini dei carabinieri, imponevano l’acquisto di cemento scadente da un’azienda a loro vicina – per questo l’operazione fu chiamata “Pilastro” – oltre a pretendere 100 euro per ogni slot machine che obbligavano ad installare a titolari di bar e sale giochi. Nell’ambito dello stesso procedimento altri 20 imputati che non hanno scelto il rito abbreviato, tra i quali il boss Cosimo Di Cosola, fratello del capoclan pentito, sono stati rinviati a giudizio.


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