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BARI – Sette anni e sei mesi, è questa la richiesta di condanna avanzata dalla Procura di Bari nei confronti del cardiologo barese, Paolo Rizzon, ex primario del Policlinico. Il medico, oggi in pensione, è accusato di concussione e falso nell’ambito dell’inchiesta madre sui presunti concorsi truccati all’Università. Il pm Claudio Pinto ha chiesto anche la condanna a 4 anni per concussione nei confronti del figlio di Rizzon, Brian Peter.\r\n\r\nLe altre richieste della Procura\r\n\r\nNel processo di primo grado che si sta celebrando a quasi 15 anni dai fatti, l’accusa ha chiesto inoltre l’assoluzione per Paolo Rizzon “perché il fatto non sussiste” con riferimento a tre contestazioni di falso e la dichiarazione di avvenuta prescrizione dei reati di associazione per delinquere, truffa, un’altra concussione e quattro falsi. La presunta concussione contestata a Paolo Rizzon e a suo figlio Brian Peter risale al 2004 e riguarda il concorso per un posto da ricercatore bandito dall’Università di Foggia. Il professore, all’epoca primario della Cardiologia del Policlinico e membro della commissione giudicatrice del concorso, avrebbe indotto alcuni candidati a non presentarsi a sostenere la prova scritta al fine di favorire la vittoria del figlio.\r\n\r\n“Concorsi falsati”\r\n\r\nIl pm Pinto, nonostante la prescrizione dei reati, ha chiesto che il Tribunale dichiari la falsità dei documenti relativi a cinque concorsi banditi negli anni 2002-2003 dalle Università di Pisa, Bari, Firenze, Foggia e Brescia. Al termine della requisitoria le parti civili – alcuni docenti esclusi da quei concorsi, il ministero dell’Istruzione e gli Atenei di Foggia, Pisa e Firenze – hanno chiesto il risarcimento danni agli imputati, quantificando provvisionali immediatamente esecutive fra i 75 e 250mila euro. Il processo proseguirà all’udienza del prossimo 19 settembre per le arringhe difensive.\r\n\r\nGli arresti nel 2004\r\n\r\nNel gennaio 2012, in sede di udienza preliminare, il gup Diella, dichiarò l’incompetenza territoriale per 13 dei 22 imputati, spacchettando il processo in cinque diversi fascicoli destinati ad altrettanti tribunali (Pisa, Brescia, Firenze, Palermo), in base al luogo dove si sono svolti i presunti concorsi truccati. L’inchiesta a giugno del 2004 sfociò in cinque ordinanze di arresti domiciliari, successivamente revocate. Le indagini presero le mosse dalla cattedra universitaria di cardiologia di Bari, retta dal professor Paolo Rizzon, per estendersi poi a quasi tutte le università italiane. I fatti contestati risalgono al periodo compreso fra la fine degli anni Novanta e il 2002. La Procura di Bari ipotizza che gli indagati, con ruoli diversi, abbiano condizionato l’esito di numerosi concorsi a primario e ricercatore e anche l’assegnazione di dottorati in ricerca, intervenendo sulla composizione delle commissioni giudicatrici, in modo che fossero presiedute o comunque formate da medici amici.


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