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Durante un confronto tra coniugi può succedere spesso che l’uno accusi l’altro di non utilizzare strategie genitoriali adeguate nei confronti dei figli: sei troppo severo, sei troppo affettuosa, lo lodi troppo, non lo lodi mai, lo critichi spesso, non lo incoraggi abbastanza. Si potrebbe continuare per ore con questa lista. Forse è questa eccessiva responsabilizzazione genitoriale che frena le mamme e i papà nel chiedere un approfondimento o una valutazione quando intuiscono che c’è qualcosa che non va nei loro figli, perché possono aver paura di essere accusati di non essere dei buoni genitori.\r\n\r\n“Incolpare” i genitori può dare due conseguenze opposte: da una parte suscitare senso di colpa o vergogna e dall’altro un atteggiamento difensivo che porta a negare le problematiche presenti.\r\n\r\nSi può iniziare a pensare che il proprio figlio abbia bisogno di aiuto quando si nota che ha difficoltà a portare avanti le attività quotidiane come andare a scuola, sviluppare capacità di socializzazione che permetta di avere degli amici, svolgere attività extrascolastiche, regolare i propri comportamenti e le proprie emozioni, comprendere le regole, comprendere l’altro. Se si è preoccupati o si ha un dubbio sul normale funzionamento del proprio bambino si potrebbe effettuare una valutazione psicologia per riuscire a capire se sono solo delle impressioni errate o se può essere utile un determinato intervento per migliorare la situazione. Richiesta di aiuto non significa necessariamente intervenire con farmaci o terapie lunghe anni! In realtà come viene naturale chiedere un consulto al pediatra per una tosse o delle anormalità che si notano sul bambino, dovrebbe essere naturale chiedere una consulenza se ci sono dei campanelli di allarme che non riguardano soltanto la salute fisica. L’OMS infatti per salute intende “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, ed è bene prestare attenzione a tutte queste aree.\r\n\r\nParlando di bambini si sente spesso la frase “è sempre colpa della mamma” ma bisogna riuscire a capire cosa significa realmente questa frase ed interpretarla nel modo corretto. Nessuno insegna il ruolo del genitore, non esiste una maniera ottimale ed impeccabile per farlo! I bambini però, soprattutto quando sono molto piccoli, passano la maggior parte del loro tempo all’interno del contesto familiare, relazionandosi con i propri genitori e parenti e per questo motivo tali relazioni hanno un effetto non indifferente sul suo sviluppo. Entrando in quest’ottica si comprende che è difficile aiutare un bambino senza coinvolgere i genitori. Questo non significa che se il bambino ha dei problemi “è colpa dei genitori” ma significa che è necessario il loro forte contributo per intervenire in maniera efficace. Consigliare interventi di “parent training” o di terapia familiare non significa accusare i genitori di svolgere il loro ruolo in maniera sbagliata. A volte però, in base alla problematica del bambino, può risultare utile e necessario introdurre dei cambiamenti a livello familiare, capire che per quelle che sono le caratteristiche del bambino potrebbe essere utile cambiare le modalità relazionali e di interazione.\r\n\r\nPensate per esempio a quando si scopre che il bambino ha una intolleranza alimentare e il pediatra suggerisce di apportare delle modifiche nella cucina: questo potrebbe significare cambiare l’alimentazione di tutta la famiglia. Ciò non significa che prima si stava agendo in maniera errata, o che è colpa dei genitori che il bambino abbia sviluppato tale intolleranza, ma significa che è importante apportare delle modifiche nel sistema familiare per supportare il proprio bambino. Potrebbe succedere d’altra parte che in maniera inconsapevole o non intenzionale erano presenti abitudini alimentari sfavorevoli lo sviluppo del bambino: riconoscerle e cambiarle andrebbe solo a suo vantaggio!\r\n\r\nIl modo più efficace per aiutare il proprio bambino è lasciarsi coinvolgere, senza aver paura di essere giudicati. Forse c’è qualche modifica da apportare, forse ci sono aspetti da migliorare, certo è che avere come alleato un genitore può essere essenziale per vincere una battaglia che coinvolga i nostri figli.\r\n\r\n 


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