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La sesta stagione di Game of Thrones (Il Trono di Spade, in Italia) si è da poco conclusa, con uno scioccante quanto spettacolare finale che ha lasciato milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo a bocca aperta, costretti ad attendere per circa dieci mesi l’inizio della settima stagione, che sarà anche la penultima.

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Questa stagione, che è anche la prima a essersi distaccata dalla serie di romanzi (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin) per “mancanza” di materiale originale, ha probabilmente consacrato questa serie TV come una di quelle di maggiore successo di sempre, se non la prima in assoluto, in questo senso.

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Abbiamo dunque provato ad analizzare in cinque punti (più uno) i motivi di tale, giustificato exploit, che negli anni ha fatto di Game of Thrones un prodotto cult del piccolo schermo.

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Fantasy Rock ‘n’ Roll

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In passato, chi scrive si trovò a consigliare la lettura dei romanzi di Martin e la visione della serie TV da questi tratta definendola come se i Sex Pistols avessero dovuto parafrasare e rimaneggiare Il Signore degli Anelli in uno dei loro brani, metafora sicuramente semplicistica per definire però il modo in cui il genere fantasy è rielaborato in questa storia. Gli elementi di tale genere narrativo, in Game of Thrones, ci sono tutti, dal risveglio dei draghi, alla magia, a creature sovrannaturali di eterogenea natura. Rispetto a opere fantasy oramai canoniche, come il suddetto ciclo di romanzi di J. R.R. Tolkien o Le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, in Game of Thrones troviamo più materia grezza, una separazione meno netta tra nero e bianco, buono e cattivo, con una narrazione che conseguentemente si muove su sfumature di grigio. Sebbene ciò si traduca in una storia meno aulica, questa ha però un tono e un ritmo estremamente entusiasmanti che creano interesse in un’audience potenzialmente persino più ampia e sicuramente trasversale.

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Fantapolitica

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“Al gioco del Trono o si vince o si muore”. È questo il motto che accompagna la storia di Game of Thrones sin dalla sua prima stagione. L’universo narrativo entro cui questa saga si svolge ci presenta un continente apparentemente unito in un unico, grande regno, che sotto una facciata di integrità presenta molte crepe, spiegabili dal fatto che le varia famiglie raccolte nel regno dei Baratheon hanno una forte quanto singolare identità, diverse tradizioni e persino differenti fedi religiose. È la morte del Re Robert Baratheon a mettere in moto una “serie di sfortunati eventi” che hanno portato alla progressiva frammentazione del regno, con conseguenti guerre, tradimenti, assassinii e nuove alleanze. In questa complessa partita a scacchi, torbida e sanguinolenta, lo scopo di ciascuna delle pedine è quello di avere quanto più potere possibile nelle proprie mani, tanto che in un dato momento della storia vi è stata quella che è stata definita come Guerra dei Cinque Re, con altrettanti pretendenti al Trono di Spade (senza contare Daenerys Targaryen come legittima pretendente). Nel presente della narrazione, i suddetti “cinque Re” (Joffrey Baratheon, Stannis Baratheon, Renly Baratheon, Robb Stark, Balon Greyjoy) sono tutti periti, e oggi troviamo una Regina (Cersei Lannister) seduta sul trono. Quasi scontato sottolineare come questa componente politica sia una variabile vincente nell’equazione della storia, specie in un momento storico nel quale le società mondiali stanno progressivamente perdendo fiducia nei confronti delle istituzioni.

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Sex + Violence (& Death!)

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Ammettiamolo: difficilmente contenuti espliciti, in termini di sesso e violenza, non creano interesse nei confronti di un prodotto televisivo e cinematografico, purché non gratuiti ma finalizzati alla storia. Game of Thrones, serie TV prodotta dal network americano HBO (uno dei più “liberi” sulla piazza, senza quasi alcun tipo di censura, da sempre), ci ha presentato alcune delle sequenze più violente della storia del piccolo schermo, nonché molteplici scene di nudo, con avvenenti personaggi femminili spesso più che propensi a mettere in mostra le proprie grazie. A questo proposito, nel regular cast delle prime stagioni figurava anche l’attrice turca Sibel Kekilli (nei panni dell'”ambiziosa” prostituta Shae), ex pornostar con una discreta carriera alle spalle. A tutto questo va aggiunto che, complice l’impostazione della storia negli stessi romanzi di Martin, Game of Thrones è divenuta celebre anche per come i personaggi, anche principali, possano passare a miglior vita da un momento all’altro. Nel corso delle varie stagioni abbiamo visto morire, spesso in maniera brutale, quelli che erano veri e propri protagonisti della storia, spesso tra le fila dei “buoni”, personaggi ai quali il pubblico si era affezionato non poco (quest’anno, per esempio, è toccato al povero Hodor, tra gli altri). Questa “incertezza”, che si traduce in twist narrativi di grande impatto, ha creato ulteriore mordente che ha spinto il pubblico a restare fedele alla serie, di settimana in settimana, anche solo per conoscere il destino dei propri favoriti, o dei personaggi più odiati.

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Mitologia e Religione

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Come ogni storia fantasy che si rispetti, anche Game of Thrones presenta molteplici elementi sovrannaturali e mistici, come i suddetti draghi, o i White Walkers (Estranei, in italiano) creature maligne e apparentemente immortali che servono una misteriosa forza oscura, e che sono in grado di poter contare su intere legioni di zombie (umani e non riportati in vita). Senza contare i Meta Lupi, il Corvo a Tre Occhi, i Monaci Rossi, e tantissimi altri elementi fantasiosi perfettamente contestualizzati in un racconto con altrettanti elementi realistici, cosa che rende questa storia un interessante ibrido. A questa mitologia si aggiunge la componente religiosa, che gioca un importante ruolo nella narrazione. In Game of Thrones ci sono stati presentati due credi principali (che però non sono gli unici, va detto), il primo, quello ufficiale, che professa l’esistenza di sette divinità, che sono sostanzialmente sette facce di una stessa entità, e quello che forse è quello più veritiero che vede l’esistenza di un unico dio, un dio della luce di nome R’hllor, severo ma giusto, che si contrappone a un demone dell’oscurità, colui che ha creato gli Estranei e desidera annichilire tutta la vita. Un sistema politeistico contro uno sostanzialmente monoteistico, che ha molte affinità con le principali religioni imperanti nella nostra società. La fede gioca un ruolo importante nelle dinamiche sociali e politiche della serie (basti pensare alla storyline dell’Alto Passero che ha raggiunto il suo climax in questa sesta stagione), cosa che rende questa storia non così lontana dalla nostra, oggi tristemente segnata dai fondamentalismi religiosi di matrice islamica.

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Anti-Eroi

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Al di là di tutto, se una storia è buona e funziona il merito principale è quasi sempre imputabile ai personaggi. E nel caso di Game of Thrones, è proprio così: Martin è stato infatti capace di creare dei protagonisti di spessore e a tutto tondo, con personalità coerenti ed efficaci ai fini della narrazione, ognuno con le sue peculiarità (e spigolosità), ognuno con un suo preciso ruolo in questa grande e affascinante saga. Character come Jon Snow, Cersei LannisterDaenerys Targaryen, Arya Stark e Tyrion Lannister sono tra i migliori che la narrativa moderna abbia mai prodotto, grazie anche alla loro progressiva e affascinante evoluzione. Questo senza contare anche tutti i membri “di contorno” di un cast quantomai vasto, o la storia e le caratteristiche di ognuna delle famiglia protagoniste di quest’opera. Ad accrescere il grande fascino che i protagonisti di Game of Thrones indubbiamente posseggono, c’è da considerare il fatto che nessuno di questi è ritratto in maniera superficiale, nessuno di questi può essere “inscatolato” in maniera banale come “buono” o “cattivo”. A ognuno dei personaggi della storia è stato fornito un preciso profilo psicologico e attitudinale, e tutti sono mossi da proprie e specifiche motivazioni, così come ciascuno di loro compie azioni giuste, così come errori (che spesso vengono pagati molto cari). In poche parole, i personaggi di questa storia sono veri, e molto, molto umani (pro e contro annessi).

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Budget (“Money, it’s a gas…”)

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Non ci si può esimere dal dire che, se Game of Thrones è forse la serie TV di maggior successo di sempre, il merito sta anche nell’ingente budget messo a disposizione per la realizzazione della stessa. Questo show è forse il più costoso nell’oramai lunga Storia del piccolo schermo, con decine di milioni di dollari investiti per ciascuna delle sei stagioni. Il nono episodio della sesta e più recente stagione, Battle of the Bastards, è costato tantissimo, così come sono alti i costi di effetti speciali e CGI, in un certo senso obbligatori per “dare vita” ad alcuni elementi narrativi fondamentali di questa storia, come per esempio i tre draghi di Daenerys. Difficile credere che, senza la lungimiranza e l’intraprendenza imprenditoriale di HBO, Game of Thrones avrebbe mai potuto vedere la luce, così come i risultati sarebbero stati più poveri, perlomeno sotto l’aspetto visivo, se si fossero operati dei “tagli” al budget. L’investimento è stato comunque ripagato alla grande, senza dubbio alcuno.


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