L’uomo che vide l’infinito – Recensione

La recensione del film sulla vita del matematico Srinivasa Ramanujan, visto in anteprima al Bif&st 2016 e in questi giorni nelle sale baresi

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[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=oXGm9Vlfx4w[/youtube]

Riproponiamo la recensione del film “L’uomo che vide l’infinito”, visto in anteprima a Bari durante il Bif&st 2016, in questi giorni nelle sale.\r\n\r\nTra le anteprime internazionali di questo Bif&st 2016, vi è stato anche The Man Who Knew Infinity di Matt Brown, biopic sulla travagliata vita del matematico Srinivasa Ramanujan vissuto tra India e Inghilterra durante la Prima Guerra Mondiale.\r\n\r\nIl geniale studioso è interpretato da un volto noto del cinema internazionale, Dev Patel, diventato celebre grazie a The Milionaire di Danny Boyle per cui ha vinto il British Academy Film Award del 2009 come miglior attore protagonista. Insieme al giovane attore indiano, la star inglese Jeremy Irons, nel ruolo di G.H. Hardy, il matematico docente al Trinity College di Cambridge che scoprì Ramanujan e che lo portò in Inghilterra per approfondire e dimostrare le sue teorie.\r\n\r\nLa storia di Ramanujan e la caratterizzazione dei personaggi rendono i centoquarantotto minuti del film piuttosto godibili, aggiungendo un capitolo ben riuscito alla serie di film dedicati al mondo della matematica attraverso il racconto delle menti geniali che l’hanno rivoluzionata, quali il recente La teoria del tutto sulla vita di Stephen Hawking e l’ormai classico A Beautiful Mind su John Forbes Nash Jr..\r\n\r\nAnche in questo caso la sfera personale dello scienziato è indagata a fondo e unita alla presentazione (ridotta all’essenziale) delle sue teorie, fondendo emotività e ricerca con un entusiasmo e una disperazione romantica propria dei ritratti dei grandi geni. In The Man Who Knew Infinity, tuttavia, il film si arricchisce di alcune note inedite: proprio per il contesto storico in cui Ramanujan è vissuto e per la sua provenienza, non si poteva tralasciare la componente razziale e il senso di sudditanza che il matematico, nel confronto con gli inglesi, ha dovuto affrontare.\r\n\r\nLa genialità, nella storia di Ramanujan, è un’occasione di riscatto non solo personale ma comunitaria: nell’integrazione ottenuta grazie alle sue ricerche e nel ricordo che ha lasciato nella comunità scientifica di cui, seppur brevemente, ha fatto parte, c’è la rivincita di tutto il suo popolo, colonizzato e oppresso proprio da chi si è trovato costretto a riconoscerlo come luminare della matematica.\r\n\r\nUna bella parabola umana su un povero ragazzo indiano senza istruzione, illuminato da una passione sconfinata per i numeri e sulla sua avventura oltre l’oceano per dimostrare al mondo la parità etnica tra colonizzati e colonizzatori, tra “bianchi” e “neri” e su come ha portato un soffio di spiritualità in un mondo impregnato di razionalismo e laicismo come la Cambridge degli anni Dieci. Affascinanti le sequenze di ricerca e di studio che ritraggono sia Ramanujan da solo nella sua Madras, sia nel connubio con Hardy a Cambridge: proprio nello scambio tra i due si avverte la profondità del messaggio di questo film, nella crescita e nell’influenza reciproca che i due personaggi riescono a mettere in piedi si apprezza tutta la tecnica interpretativa degli attori e la raffinatezza del copione.\r\n\r\nUn corollario di personaggi secondari rende ancora più interessante la ricostruzione della Cambridge dell’inizio del Novecento: Jeremy Northan ci regala un Bertrand Russel acuto e sornione, così come Toby Jones restituisce un Littlewood solido e corretto, spalla discreta ma fondamentale dei due protagonisti. La reticenza intellettuale e razziale è ben resa dall’interpretazione di Stephen Fry che dona volto e voce a Sir Francis Spring, capofila di quella classe intellettuale autoreferenziale e reazionaria che dovrà ricredersi di fronte al miracolo Ramanujan.\r\n\r\nThe Man Who Knew Infinity ha tutte le carte per diventare un prodotto appezzato da un pubblico raffinato e attento, curioso di scoprire un mondo ancora poco esplorato dal linguaggio cinematografico, ma con un potenziale di fascino e coinvolgimento che film come questi sono senz’altro in grado di sfruttare e amplificare.\r\n\r\n

[table sort=”desc”]\r\nTitolo,The Man Who Knew Infinity (L’uomo che vide l’infinito)\r\nRegia,Matt Brown\r\nSceneggiatura,Matt Brown\r\nCast,Jeremy Irons – Dev Patel – Toby Jones – Stephen Fry – Jeremy Northam – Kevin McNally – Devika Bhise\r\nGenere,Biografico – Drammatico\r\nDurata,148 minuti\r\nData di Uscita,9 giugno 2016\r\n[/table]

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