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“Per fermare il fondamentalismo non servono raid aerei o altre azioni militari pesanti, bisogna dare una mano alle popolazioni che noi occidentali sfruttiamo e rendiamo povere, perché è lì che il terrorismo fa proseliti”. Per lo storico Franco Cardini la giusta via per evitare che i jihadisti si rafforzino è quindi mostrarsi aperti ad un dialogo con le altre culture e creare modelli di supporto sociale per i lavoratori in Medio Oriente.\r\n\r\n“Aiutare le popolazioni sottopagate significa togliere proseliti al terrorismo”\r\n\r\n”Prendiamo il caso di Dacca in Bangladesh, – spiega ai microfoni di Borderline 24 – teatro di una sanguinosa azione da parte dei terroristi. Lì anche noi italiani abbiamo creato una fiorente industria tessile, in cui però i lavoratori guadagnano in media 40 euro al mese con turni dalle 12 alle 14 ore ogni giorno. E’ chiaro che una popolazione che vede sfruttare le proprie risorse e sottopagare i propri lavoratori da uno straniero è portata a vederlo come nemico”. Per effetto di queste scelte, quindi, queste persone sono poi più facilmente arruolabili dal fondamentalismo islamico. A suo dire quindi bisognerebbe impiantare le aziende in Europa. Questo risulterebbe in un guadagno minore da parte dei nostri imprenditori, ma la situazione per la popolazione bengalese cambierebbe e “i fondamentalisti si troverebbero l’erba tagliata da sotto i piedi” spiega Cardini.\r\n\r\n”In molti hanno obiettato – prosegue – che coloro che hanno ucciso gli italiani a Dacca perché non conoscevano i passi del Corano facessero parte di un ambiente ricco e agiato. E’ vero, bisogna però ricordare che i movimenti fondamentalisti nella storia sono spesso stati creati da persone di ceto sociale elevato, che ad un certo punto hanno imbracciato la causa degli oppressi”.\r\n\r\n“Sbagliato espellere gli stranieri, come dice Salvini”\r\n\r\nPer Cardini però possono essere comunque utili alla causa le operazioni di intelligence, che possano fornire informazioni su come si propagano i fenomeni, ma bisogna prima creare una cultura di accoglienza. “E’ sbagliato pensare che il terrorismo si ferma con le espulsioni degli stranieri dal proprio Paese, come dice Salvini” spiega lo storico. “In primis perché, come lui stesso ha ammesso, non saprebbe dove farli tornare, visto che spesso la loro terra d’origine spesso è sconosciuta. Prima di parlare di espulsioni dovremmo capire da cosa scappano queste persone, dobbiamo capire in che condizioni di miseria e il contesto di guerra che spinge ad esempio gli africani a lasciare il loro Paese”.\r\n\r\n“L’ipocrisia dell’Occidente” al Libro Possibile\r\n\r\nLo storico è stato ospite lo scorso 6 luglio del festival Il Libro Possibile di Polignano a Mare, dove ha presentato il libro “L’ipocrisia dell’Occidente”, in cui racconta proprio come furono gli americani fin dagli anni Settanta  in Afghanistan a servirsi dei guerrieri-missionari fondamentalisti, utilizzandoli come burattini per limitare la forza sovietica sul territorio.


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