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BARI – Non erano terroristi. La Cassazione ha annullato, senza rinvio, la sentenza di condanna di cinque imputati accusati dalla Dda di Bari di aver dato vita ad una cellula terroristica di matrice islamica attiva tra Andria e Bari. I giudici hanno assolto il 34enne tunisino Khairredine Romdhane Ben Chedli, Hammami Mohsen, palestinese di 50 anni, Ifauoi Nour, tunisino di 35 anni, l’imam tunisino della moschea di Andria, Hosni Hachemi Ben Hassem e Chamari Hamdi, 24enne nato in Sicilia. Solo per l’imam, la Cassazione ha stabilito che la Corte di appello di Bari deve ricalcolare la pena solo per il reato di istigazione all’odio razziale.\r\n\r\nL’inchiesta della Dda\r\n\r\nSecondo l’iniziale ricostruzione della Procura, la guerra santa la preparavano nella piccola moschea di Andria e nutrivano la loro mente e il loro spirito con i principi della dottrina fondamentalista jihadista via internet, navigando e chattando dal call center gestito dall’imam della moschea, il tunisino Hosni Hachemi Ben Hassen, alias Abu Haronne.\r\n\r\nFormato all’ombra della moschea di viale Jenner a Milano, Abu Haronne tra il 2008 e il 2010 (anno del suo addio ad Andria), secondo gli investigatori del Ros di Bari avrebbe indossato i panni del profeta della “jihad” vista dalla Bat, coltivando rapporti di amicizia e condivisione con personaggi di spicco del terrorismo internazionale di matrice confessionale. Accuse che non hanno retto il giudizio in Cassazione.


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