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Scene di vita quotidiana:

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  • Una sera dovevo recarmi a casa di una mia cara parente ed, essendo tarda ora, l’ho contattata telefonicamente per chiederle se la disturbassi. La risposta: “No, non ti preoccupare! C’è “Il segreto” stasera, finché non finisce non vado a dormire”.
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  • In spiaggia un gruppo di donne portava avanti una discussione animata su una certa Donna Francisca, al punto di farmi pensare che avessero dei contatti con la mafia, ma poi ho capito…
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Le Soap opera rappresentano un fenomeno televisivo di costante successo, che vedono la loro nascita nel mondo della radio per pubblicizzare prodotti come detersivi e saponi, indirizzandosi ad una categoria di consumatori ben precisa: le casalinghe.

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Ad oggi parte dell’utenza della soap opera è rimasta invariata, ma accanto a donne casalinghe, ritroviamo donne in carriera, studenti, operai, persino bambini che affiancano i loro genitori nella visione.

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Sebbene si possa pensare che solo le donne guardino soap opera poiché hanno un maggiore coinvolgimento rispetto a determinati temi, non è più possibile circoscrivere i telespettatori ad una cerchia ben precisa, quindi sarebbe adeguato non limitarsi ad una visione superficiale e denigratoria del fenomeno, ma cercare di analizzarlo e capirlo, perché se negli anni continua ad avere un costante consenso sempre più diversificato non è di certo perché la stragrande maggioranza del popolo è formato da donne casalinghe.

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L’elemento caratterizzante delle soap opera, così come le telenovele, è che non si giunge mai ad una soluzione definitiva delle vicende: i continui intrecci mantengono tutto sospeso, fomentando curiosità per quello che succederà. Ciò che spinge la visione non è solo la curiosità, ma anche le continue ipotesi sui probabili svolgimenti degli eventi e sui possibili comportamenti dei partecipanti. Infatti i personaggi vengono designati con delle caratteristiche personali abbastanza stabili e definite: c’è il buono, c’è il cattivo (ho capito, lei è donna Francisca), c’è la vittima. Questo porta il telespettatore ad aspettarsi determinate azioni e comportamenti e ad essere stupito quando questo non succede. L’identificazione dei personaggi è inoltre caratterizzata da semplici etichettature che facilitano l’inquadramento dei personaggi, creando o evidenziando determinati stereotipi (il contadino, l’avvocato, il negoziante).

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Altro aspetto importante è che, sia che abbiano un’ambientazione in tempi passati, sia che rappresentino tempi moderni, il numero di personaggi è sempre ristretto e le vicende si svolgono in un numero limitato di luoghi: poche case, qualche negozio. In questo mondo si conoscono gli ambienti e si inizia ad avere una certa familiarità con questi, tutti elementi che coinvolgono il telespettatore in quanto si sente a casa.

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Quando ho chiesto a qualche fedele telespettatore se ritenesse che ciò che viene trasmesso nel “Segreto” rispecchiasse o meno la realtà mi è stato risposto che si, le caratteristiche di personalità sono presenti nel nostro mondo e tutte le cattiverie che vengono fatte vedere le riscontrano anche nel mondo reale. Questa risposta apre due riflessioni.

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La prima riguarda il fatto che la soap opera proponga dei tipi di relazioni interpersonali che cerchino di abbracciare quanto più possibile le reali interazioni sociali: in questo modo il telespettatore entra nell’intimità di una coppia, tifa per una storia d’amore, si affeziona ai personaggi. Il tutto non si restringe solo ad un puro e semplice guardare, ma dato il grande numero di telespettatori, è possibile condividere, confrontarsi, provare insieme gioia e felicità, il tutto avvantaggiato dall’uso dei social network. Infatti uno studio pubblicato sulla rivista “Trends in Cognitive Sciences” ha dimostrato che la fiction ha un effetto positivo sul cervello poiché contribuisce ad aumentare l’empatia nei confronti degli altri e può aiutare a riflettere sulla propria esperienza sociale.

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La seconda riflessione è data dal fatto che la maggior parte delle storie sono storie tristi, piene di difficoltà, tormentate e se sono presenti storie felici il telespettatore non è coinvolto, neanche le ricorda. Sebbene nel “Segreto” sia di certo presente un barlume di luce, pochi lo ricordano o gli danno rilievo. Il ricordare aspetti negativi ha un valore compensatorio per quelle che sono le tristezze della propria vita quotidiana e la speranza di una risoluzione positiva aumenta la speranza che il bene prevalga nella nostra vita reale.

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Dietro un successo di tale portata ci sono scelte ben precise, studiate, valutate, monitorate. Non è puramente questione di uomini e donne, non è puramente questione di generi o di età. Potrà essere facile additare negativamente questi telespettatori, ma data la negatività che ci circonda, non è detto che sia così sbagliato lasciarsi coinvolgere dalla speranza che tutto finisca bene.


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