“Sono pienamente d’accordo, l’amore non ha confini”; “Non mi ci sono ancora abituato, con il passare del tempo lo sarò di più, forse”. Convinzione e rassegnazione: sono queste le due parole che esprimono al meglio lo stato d’animo dei baresi dopo le celebrazioni delle prime unioni civili tra persone dello stesso sesso anche in Puglia. Per sondare gli umori della cittadinanza dopo il via libera del ddl Cirinnà siamo andati ad ascoltare i baresi in via Sparano.\r\n\r\nI baresi convinti: “È giusto che abbiano gli stessi diritti”\r\n\r\nLa stragrande maggioranza delle persone è a favore delle unioni civili. “Io credo – spiega il 30enne Massimo – che ognuno debba essere libero di esprimere la propria omosessualità e che quindi possa contrarre una forma giuridica che possa permettere anche a due persone dello stesso sesso di potersi vincolare nel matrimonio”. Anche per Margherita è una questione di parità di diritti: “Sono favorevole, infatti non capisco il motivo per cui molti pensano che se io sono etero e voglio sposarmi posso farlo, mentre a persone dello stesso sesso deve essere negato. Mi sembra assurdo che solo ora gli è stato concesso un diritto”.\r\n\r\nAnche per Pina e Valeria, madre e figlia appartenenti a due generazioni molto diverse, le unioni civili sono un passo importante. “Sono completamente favorevole – dichiara Valeria, che porta a spasso in carrozzina il figlio piccolo -, naturalmente si parla di unione civile e non matrimonio. Però se lasciamo da parte la religione penso che sia una cosa giusta. Magari sarà di aiuto anche a noi eterosessuali: dare a tutti pari diritti è un grande segno di civiltà”. “Pure io sono d’accordo – controbatte Pina, appartenente alla generazione over 65 da sempre tradizionalista e quindi restia ai grandi cambiamenti sociali -, anche se non avrei mai pensato un giorno di assistere alle unioni civili tra omosessuali. Io sono anziana e questa novità non mi appartiene. Penso però che ognuno si sceglie la propria vita”.\r\n\r\nIl fronte dei rassegnati\r\n\r\nC’è chi però non se la sente di dare pieno supporto alla causa delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, come Antonello. “Per me i matrimoni omosessuali – commenta – possono sussistere se ci sono i presupposti, cioè che queste persone non si nascondano come facevano un tempo”. Man mano che prosegue a spiegare la sua opinione però si capisce che più che di accettazione la sua è una rassegnazione: “Non ho niente in contrario – prosegue -, è un loro diritto. Mi sembra però che la società stia facendo un passo indietro. Siamo tornati alle epoche primordiali, quando la promiscuità era una cosa comune”.\r\n\r\nRassegnato a dover accettare le unioni civili è anche Gianni, che siede sulle panchine di via Sparano insieme alla figlia. “Li condivido in parte – dichiara -, anche se c’è la libertà di scelta e quindi ci dobbiamo adattare”. Quando gli si chiede il perché di questa parziale accettazione, spiega che avrà bisogno di tempo per poter assimilare la novità introdotta dalla legge Cirinnà: “Come tutti i cambiamenti ci vorrà un po’ per abituarsi. Forse l’anno prossimo sarà diverso. Vediamo”.\r\n\r\nI dubbi sul concedere il matrimonio in chiesa \r\n\r\nSe sulle unioni civili per gli omosessuali c’è una (quasi) totale accettazione, ben diverso è il discorso su altri temi altrettanto delicati, come il matrimonio in chiesa. Qui le opinioni tra le diverse generazioni si differenziano notevolmente.\r\n\r\nLo si capisce continuando a parlare con Pina e Valeria, che sul matrimonio mostrano diverse ideologie legate agli oltre vent’anni di età che le separano. “Sul matrimonio in chiesa – spiega – io penso che si tratti di una cosa più delicata, perché li si va a toccare la fede delle persone. Io sono cristiana e credente e non ci vedo niente di male, d’altronde Dio predica soltanto l’amore, quindi se due persone si amano non ci vedo nulla di male. Stesso discorso per le adozioni: meglio che un bambino stia con due genitori adottivi che lo amano, anche se dello stesso sesso, piuttosto che da soli, no?”\r\n\r\nA queste affermazioni però la madre Pina scuote la testa. “Le unioni civili  – commenta – sono una cosa e il matrimonio in chiesa un’altra. Se lo accettassimo saremmo come i musulmani”. Diverso invece il discorso sulle adozioni: “Sono favorevole, perché così elimineremmo la possibilità solo per i più ricchi, come accade ora, di andare all’estero per adottare un bambino. Un lusso che non tutti possono permettersi e non è giusto”.\r\n\r\n 

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