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Le unioni civili a Bari non decollano. A due mesi dall’entrata in vigore della legge Cirinnà sono appena 9 le coppie gay (5 composte da uomini, 4 da donne) che hanno prenotato in Comune il loro matrimonio, numeri molto bassi rispetto a quanto ci si potesse aspettare, considerando la battaglia sociale e culturale combattuta negli ultimi anni e il serrato dibattito che ha accompagnato il varo della legge  76 di maggio scorso. “Probabilmente – commenta l’assessore Angelo Tomasicchio – c’è ancora un po’ di ritrosia, timidezza. Ci auguriamo che  le prime 9 coppie facciano da apripista per le altre”. Oppure, un’altra lettura possibile è che in realtà in pochi ritengono il passo del matrimonio come fondamentale nella loro vita privata. Giovedì scorso è stato il governatore Michele Emiliano a sposare al Fortino, a Bari, Richard e Giovanni, che hanno coronato il loro sogno dopo diversi anni di convivenza.

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Poche prenotazioni anche nel resto d’Italia

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Bari, però, non è l’eccezione, i numeri sono molto bassi in tutta Italia, solo Milano e Torino fanno segnare un’elevata richiesta: nel capoluogo lombardo sono già 102 le coppie che hanno prenotato il loro matrimonio, nella città piemontese 100. A seguire Roma (74 unioni civili) Firenze (50) e poi il vuoto: Genova 30, Napoli 20, Bologna 17, Venezia 14, Palermo 15 e quindi Bari con i 9 matrimoni omosessuali già prenotati.  Tra gli altri capoluoghi di regione colpiscono gli zero di Campobasso e L’Aquila, l’uno di Potenza e i 3 di Reggio Calabria.

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Il commento dell’assessore Tomasicchio

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Una questione culturale, sociale o economico? “Anche se effettivamente non sono, per ora, molte le coppie – commenta l’assessore Tomasicchio – Bari ha mostrato grande maturità: non ci sono state polemiche sterili, nessuna critica o sarcasmo. Segnale di una crescita culturale e sociale. Anche tra i banchi del Consiglio comunale non c’è stata battaglia da parte dell’opposizione. Noi, come amministrazione, siamo soddisfatti di essere stati tra i primi a dare attuazione al nuovo istituto”.  Ma le prime coppie, invece, come stanno reagendo al clamore mediatico che si è creato attorno a loro? “Dipende – risponde Tomasicchio – ci sono quelle più schive che avrebbero preferito una dimensione più privata e intima, altre invece sono state più entusiaste, meno schive diciamo”.

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A quota zero anche le registrazioni delle convivenze di fatto

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La nuova legge, seppure è entrata in vigore a inizio giugno, di fatto non si è potuta iniziare ad applicarle se non dal 29 luglio, quando è arrivato il decreto che ha spiegato agli uffici di stato civile dei Comuni come comportarsi. Diverso il discorso per le convivenze di fatto, dove le città italiane ancora a zero richieste sono diverse e tra queste c’è anche Bari.


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