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Oltre 10mila persone hanno votato per scegliere il libro dell’anno e il lettore dell’anno della prima edizione del premio “Presìdi del Libro”. “Avvicinare i lettori in libreria e in biblioteca è stato uno degli obiettivi raggiunti dal premio così come l’adesione dei tanti “Presìdi” e la partecipazione dei tanti lettori rappresenta di per sé una vittoria”, commentano gli organizzatori.

E’ la prima volta in cui in un premio letterario sono i lettori i protagonisti, infatti,  sono stati proprio loro, attraverso i gruppi dei presìdi, ad aver scelto a fine novembre 2016 il libro da candidare. Nella prima fase del premio, infatti, ogni presidio ha proposto la candidatura di un libro tra tutti quelli di autori italiani, pubblicati da settembre 2015 a settembre 2016, senza limitazione di genere, dai libri per ragazzi a quelli per adulti, dalla fiction alla saggistica: 35 in tutto i libri in concorso.

Nel primo fine settimana di marzo, in occasione della votazione, si è avvicendata in Puglia la gran parte degli scrittori e delle scrittrici candidati protagonisti di cinquanta iniziative sparse da nord a sud, su tutto il territorio pugliese. Nei due giorni tra sabato 4 e domenica 5 marzo hanno votato in Puglia più di 10mila lettori distribuiti in tutte le sei province pugliesi. Sono stati 87 i seggi allestiti nelle librerie, biblioteche e scuole pugliesi e vigilati attentamente dai referenti di ogni singolo presidio che ha aderito al premio.

La votazione, con tanto di urna e scheda elettorale, era aperta a tutti senza limiti di età e permetteva di poter esprimere la preferenza sia in forma anonima che in via nominale, qualora il lettore avesse voluto esprimere la motivazione partecipando quindi al premio del Lettore dell’anno.

 Degli oltre diecimila lettori quasi la metà ha votato in libreria, più del 20% ha votato in biblioteca e più di un terzo nelle scuole.

Con 1056 voti il Libro dell’anno è “Nel nome di ieri” di Giuseppe Cristaldi  (Besa, 2016). Nel “nome di ieri” è una storia che narra di genti che stanno dietro le quinte della vita, con le mani terrose e il cuore di viticci, una storia di disperazioni raccontate attraverso l’umiltà e un minimalismo di atti, sillabe, silenzi, fin dentro l’anima profonda di un Salento chino sui filari come sulla propria nudità meridionale.


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