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Oggi è approdata in commissione Trasparenza, in Comune, la mozione di sfiducia presentata ieri dal Movimento Cinque stelle contro il presidente della stessa commissione, Irma Melini, espressione della minoranza.

Al posto della Melini è stato nominato con 12 voti su 13 (uno astenuto il futuro presidente) il consigliere comunale di Impegno civile, Giuseppe Carrieri.  “In tal modo – scrivono in una nota i gruppi consiliari di  Direzione Italia, Fratelli d’Italia An, Impegno Civile per Bari e Alternativa Popolare – si riassegna al centrodestra la presidenza di  un’importante commissione di controllo e si mette fine a strumentalizzazioni  e polemiche, per troppo tempo verificatesi”.

Già da tempo c’erano stati scontri e dissapori tra la Melini, passata da Forza Italia al Gruppo misto, e una buona parte dell’opposizione: anche le forme di protesta o gli incontri con la stampa venivano ormai organizzati in maniera separata.

La rabbia di Melini

Su tutte le furie Melini che punta il dito contro “la vecchia politica”. “Sfiduciata perché di intralcio al consociativismo Pd-Centrodestra-Cinquestelle. E meno male che i pentastellati -scrive in una nota – erano quelli che dovevano cambiare tutto. Sorrido al pensiero che il consigliere Mangano si sia preoccupato di screditare il mio lavoro quotidiano ed evidente e non si sia neanche candidato lui alla guida della Commissione di controllo, ma abbia abdicato in favore di un consigliere sfiduciato dallo stesso candidato sindaco che lo ha eletto.

Insomma, siamo alla resa dei conti: si è mostrata in tutta la sua pochezza la vecchia politica, che teme tutti coloro che sono indipendenti e che a schiena dritta rappresentano i baresi senza scendere a compromessi. La sfiducia di oggi, infatti, ha alla base delle motivazioni false e strumentali volte solo a giustificare un gesto vigliacco di bassa politica a firma anche di consiglieri silenti dinanzi agli ordini di scuderia. La verità – conclude – è che io sono fuori dal “sistema” e siccome non mi sono piegata alle vecchie logiche politiche, ma anzi ho osato sfidarle sono stata punita con la complicità degli “ex puri” Cinque Stelle.
Una donna scomoda che ha osato pestare i piedi a un tale Pasquale Finocchio, pluridecorato , con altro tale Filippo Melchiorre, per anzianità di servizio al Comune. Una donna che ha osato non piegarsi alle minacce di ritorsioni se avesse sfiduciato un capogruppo clamorosamente mai nominato da alcuno.

Insomma, una triste pagina della politica locale che mi permette di prendere le distanze da gente diversa da me e dalle mie origini per educazione, cultura e storia politica.
Non sono io che sono fuori dal centrodestra, ma sono loro che si sono posti fuori dalla buona politica”.


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