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Il binomio sport-disabili è di recente creazione. Con il termine “disabili” si identificano quei soggetti che, come specificato dall’ONU, presentano “minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri”. Si tratta di una definizione “neutra” e priva di pregiudizi, risultato di un lungo processo, che ha portato al passaggio dall’indifferenza e dal disprezzo nei loro confronti alla lenta ma sentita inclusione sociale.

Guttman è stato tra i primi a capire l’importanza dell’attività sportiva per persone con disabilità motorie. Dopo i primi allenamenti specifici per sollecitare la collaborazione degli atleti con minoranze fisiche, nel 1948 in Inghilterra, sono stati organizzati i primi giochi.  Il grande successo ha richiesto la diffusione degli stessi a livello internazionale e per questo motivo, durante le Olimpiadi di Roma  di quell’anno, vennero organizzate le prime Paralimpiadi.

L’evoluzione del concetto di disabilità e la progressiva introduzione di termini che valorizzano la persona, e non concentrano l’attenzione sulla sua patologia, hanno costituito la base fondamentale che ha permesso ai soggetti con deficit di entrare a far parte di realtà sociali prima riservate solo ai normodotati, come, per esempio, quella dello sport.

Si è quindi iniziato ad associare l’attività fisica al mondo della disabilità, partendo dall’idea secondo cui anche un superdotato campione di tennis potrebbe essere un ipodotato per quel che riguarda la sensibilità musicale o il talento artistico.

Ad oggi, l’attività sportiva per disabili è molto diffusa e, in tempi recenti, ha imposto la creazione di Federazioni ed associazioni utili alla regolamentazione della stessa. Tra queste ritroviamo: l’Associazione Nazionale per lo Sport dei Paraplegici (ANSPI), promotrice del diritto allo sport per tutti i cittadini disabili; la FISHA (Federazione Italiana Sport Handicappati), riconosciuta nel 1987 come Federazioni Sportive Nazionali; la FICS, Federazione Italiana Ciechi Sportivi; la FISSI, Federazione Sportiva Silenziosi Italiana; la FISD, Federazione Italiana Sport Disabili, che, con la Legge n.189 del 2003 è  divenuta il Comitato Italiano Paraolimpico. (C.I.P)

Dopo l’esperienza che per molti anni ha interessato esclusivamente le disabilità motorie, si è pensato allo sport come mezzo di inclusione di persone con disabilità intellettive. Da questa idea, nel 2009, è nata la F.I.S.D.I.R., Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali. Si tratta della Federazione Sportiva Paralimpica cui il Comitato Italiano Paralimpico (C.I.P.) ha demandato la gestione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’attività sportiva per gli atleti con disabilità intellettiva e relazionale.

Riconosciuto nel 2017 quale Ente Pubblico alla stregua del CONI, invece, il C.I.P. ha il compito di garantire la massima diffusione dell’idea Paralimpica ed il più proficuo avviamento alla pratica sportiva delle persone disabili. Ad esso spetta dunque il compito di regolare e gestire tutte le attività sportive riservate ad atleti disabili fisici, intellettivi e sensoriali. Con gli anni e il progressivo aumento del numero dei suoi tesserati  tra atleti, tecnici e dirigenti, il CIP si è presto configurato quale Confederazione delle Federazioni Sportive Paralimpiche, sia motorie che intellettive.

Ad oggi, infatti, il CIP riconosce oltre quaranta entità sportive, tra federazioni motorie e non), discipline ,enti di promozione , associazioni benemerite ed è portavoce della divulgazione di importanti valori sportivi e sociali come il coraggio, la determinazione, l’emulazione e l’uguaglianza.

Si tratta di una istituzione che ha contribuito alla fusione tra olimpismo e paralimpismo e che, con gli anni,  ha permesso ai Giochi Paralimpici, estivi e invernali, di svolgersi negli stessi luoghi dove pochi giorni prima atleti “normodotati” hanno gareggiato, nuotato, giocato a calcio o corso, garantendo agli sportivi italiani di sentirsi prima di tutto atleti, poi atleti paralimpici.

Grazia al processo culturale e mediatico volto ad abbattere preconcetti e barriere, negli ultimi anni, gli atleti iscritti al CIP hanno iniziato a godere del medesimo trattamento concesso agli atleti olimpici. Si tratta di un’ascesa che ha garantito una crescita esponenziale del movimento paralimpico. Indipendentemente dalla disciplina, ai componenti delle nazionali CIP, in campo così come nella vita, viene richiesto di onorare e far trionfare lo sport, consapevoli di essere  portabandiera, tanto in Italia così come all’estero.

Tornando alla Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali,  vediamo che i loro tesserati hanno principalmente problemi intellettivi e relazionali.

Attualmente, alla FISDIR fanno capo sedici discipline sportive, tra agonistiche, promozionali e sperimentali. La stessa ha circa 7000 tesserati, ovvero atleti pari alla somma di quelli iscritti alle federazioni che si occupano di disabilità motoria e visiva. I numeri della FISDIR stanno crescendo in maniera spropositata, così come stanno aumentando il numero degli sportivi ai quali sono stati riconosciuti meriti e titoli internazionali.

Nell’ambito della citata Federazione, ci sono anche ragazzi con la sindrome di down che hanno però creato un circuito internazionale a parte, caratterizzato da innumerevoli successi.

Esempi saltati agli onori delle pagine dei giornali sono: l’atleta Nicole Orlando e il recente successo della nostra Nazionale vincitrice del mondiale di Calcio a 5, svoltosi a Viseu in Portogallo. Il gruppo, guidato dal coach Gianluca Oldani e seguito dal referente tecnico Signoretti, ha contribuito all’ulteriore sviluppo del  settore calcistico riservato ad atleti con sindrome di Down e della consapevolezza dell’importanza e del valore etico dello sport. Si tratta senza dubbio di un ulteriore stimolo per le famiglie e per l’opinione pubblica, portate  inevitabilmente a credere con maggiore convinzione nelle potenzialità di questi ragazzi, che possono trovare proprio nell’attività fisica un nuovo mondo da sperimentare e un terreno fertile di integrazione e amicizia.


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