Teorizzata la sua esistenza trent’anni fa, i ricercatori di Fisica di Bari scoprono una nuova particella

Le particelle servono a comprendere come funziona la natura, come è costituita la materia che ci circonda. La stessa scoperta viene effettuata con strumentazioni che nascono appunto per indagare sulla costituzione della materia e che poi diventano di uso quotidiano

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Il Cern di Ginevra

Una nuova particella per comprendere ancora di più come è formata la materia. La scoperta è stata effettuata nell’ambito di un esperimento di fisica delle alte energie a cui il dipartimento Interateneo di Fisica “M. Merlin” e la Sezione dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare di Bari partecipano attivamente dal 2010.

“Questa particella – spiegano i ricercatori baresi – era stata prevista trent’anni fa, teorizzata ma mai individuata. Molti esperimenti l’avevano cercata senza successo. Ed ora grazie a questo gruppo al quale ha partecipato anche il dipartimento di Fisica di Bari è stata scoperta.  Ed è sorprendente come la teoria sia quindi stata in grado di prevederne l’esistenza”.

Le particelle servono a comprendere come funziona la natura, come è costituita la materia che ci circonda. La stessa scoperta viene effettuata con strumentazioni che nascono appunto per indagare sulla costituzione della materia e che poi diventano di uso quotidiano.  “Tutte le strumentazioni e la tecnologia sviluppata trovano applicazione nella vita quotidiana – spiegano ancora – nella diagnostica, nel web”.

Tale particella, la cui esistenza è stata teorizzata 30 anni fa, è l’unica finora conosciuta ad essere costituita da due quark pesanti (tipo charm) e da un quark leggero (tipo up). La scoperta è avvenuta all’acceleratore LHC (Large Hadron Collider) situato presso il laboratorio Cern di Ginevra, un progetto internazionale che vede l’Italia in prima fila grazie ai finanziamenti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il prossimo obiettivo sarà quello di studiare le proprietà della nuova Xicc++ e di osservare le particelle “sorelle”: Xicc+ e Omegacc+, previste dalla teoria e non ancora osservate.

 

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