Più che una semplice serie Tv, un fenomeno di scala mondiale. Con più di dieci milioni di spettatori, la prima puntata della settima stagione de Il Trono di Spade batte ogni record del piccolo schermo. Grazie alla sua trama avvincente, ai suoi personaggi memorabili e alla giusta dose di verosimiglianza umana e sovrannaturale, lo show Hbo basato sui romanzi di George R.R. Martin si aggiudica il podio della serie più seguita degli ultimi anni.

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Gli sceneggiatori David Benioff and D. B. Weiss sanno come compiacere il pubblico, scrivendo un’apertura di tutto rispetto, incentrata su uno dei personaggi che maggiormente ha appassionato il pubblico con la sua evoluzione, Arya Stark (Maisie Williams). La giovane Figlia del Nord è investita della responsabilità del varo della nave, sua la prima battuta epica della stagione, sua la prima strage, suo il primo colpo di scena: quale modo migliore per incominciare?

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Lo scacchiere geopolitico ormai è sempre più chiaro, così come ricorda la perfida regina dei Sette (o Tre, a malapena?) Regni, Cersei Lannister (Lena Headey). A Nord, Jon (Kit Harington) è stato eletto Re, a Sud Daenerys (Emilia Clarke) e le sue navi stanno per toccare terra, a Est le Vipere di Ellaria Sand (Indira Varma) meditano vendetta e da Occidente, la mela marcia della casata dei Greyjoy sta avanzando per reclamare un’alleanza. Quello che la Regina non sa, o non vuole sapere, è che un po’ più a Nord di Grande Inverno, sta marciando una forza molto più pericolosa dell’esercito dei Lupi, arrivando ormai alla famigerata Barriera.

Così come risulta abbastanza chiaro da un anno a questa parte, dunque, il conflitto è esteso e generalizzato: non solo dell’uomo contro l’uomo (per quanto l’uomo possa essere un nemico davvero temibile, in quel di Westeros), ma anche – e soprattutto – dell’uomo contro l’Inverno, spaventosamente incarnato nelle migliaia di Estranei guidati dal Re della Notte. Il privilegio dello sguardo d’insieme, però, è concesso solo allo spettatore; sembra, infatti, che ognuno dei personaggi riesca a concentrarsi su un pericolo e su un obiettivo alla volta, a seconda della posizione geografica e strategica in cui si trova. C’è chi si preoccupa di conservare lo Status Quo, mettendo in atto pericolose strategie passivo-aggressive, c’è chi è tutto concentrato sul terrificante scontro con l’Inumano e chi – come nel caso della bella Danerys – punta il fiero sguardo sul ritorno alla terra e agli onori natii.
D’altro canto, la bionda ignifuga non è l’unico gradito ritorno della settima stagione. Con il suo ormai noto cipiglio, ritroviamo anche la giovanissima Lady Mormont (Bella Ramsey) che dà lezione – ancora una volta – di parità di genere e autodeterminazione, sottolineando con rinnovato slancio uno dei punti cardine della serie: tutti, indipendentemente dal sesso, dall’età e dal ceto sociale, sono chiamati ad essere eroi e hanno diritto a difendere la propria sopravvivenza contando sul proprio valore e sulle proprie forze.

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La costruzione del primo episodio – Dragonstone, dal nome della roccaforte Targaryen dove la Madre dei Draghi ha puntato le sue vele – rispetta perfettamente tutti i canoni di una première di stagione. Dedicando il giusto spazio a ognuna delle storie rimaste in sospeso nel ciclo precedente – con una leggera propensione nei confronti della storyline di Arya – Dragonstone riprende il filo esattamente dove l’avevamo lasciato l’anno scorso, gettando contamporaneamente basi chiare e indizi inequivocabili sui futuri sviluppi. Il Grande Burattinaio che governa i destini dei personaggi sposta gli eserciti e suoi condottieri in direzioni convergenti e ricostruisce un quadro piuttosto logico, sempre più lontano dal caotico inferno a cui le prime stagioni – sotto la giurisdizione diretta di George R.R. Martin – ci avevano abituati. L’imprevedibilità, tuttavia, è uno degli elementi che hanno fatto il successo della serie, motivo per cui si potrebbe credere che nuovi scompigli andranno a sconvolgere l’apparente linearità dei processi.

Bif&st 2019 Bari
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