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Da Bari la nuova scoperta scientifica: così l’Alzheimer si potrà diagnosticare con 10 anni di anticipo

Pubblicato da: redazione | Mer, 20 Settembre 2017 - 08:45
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Prevedere dieci anni prima l’insorgere dell’Alzheimer con l’intelligenza artificiale. E’ quanto scoperto dagli scienziati baresi: le ricerche, in fase di pubblicazione, sono state realizzate da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari e della locale sezione dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Uno studio che ha destato interesse anche nella stampa internazionale scientifico-divulgativa come la rivista New Scientist.

I ricercatori hanno utilizzato immagini di risonanza magnetica per identificare alterazioni nel cervello che permetterebbero di prevedere l’insorgere della malattia di Alzheimer con una decade di anticipo. L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che conduce alla demenza e alla perdita di memoria e funzioni cognitive. Non è ancora possibile effettuare una diagnosi in vivo della malattia, così i progressi per cercarne una cura avanzano con difficoltà.

Il gruppo di ricerca composta da Nicola Amoroso, Marianna La Rocca, Stefania Bruno, Tommaso Maggipinto, Alfonso Monaco, Roberto Bellotti e Sabina Tangaro ha progettato e sviluppato un sistema di intelligenza artificiale in grado di rivelare automaticamente segni precoci della malattia nelle immagini cerebrali di oltre 200 soggetti. In particolare, le loro analisi hanno consentito di rivelare l’insorgenza della malattia in una speciale classe di soggetti affetti da quello che in gergo clinico è detto “lieve indebolimento cognitivo”, una condizione che può manifestarsi anche un decennio prima della patologia, con un’accuratezza dell’84%.

La ricerca ha da subito suscitato interesse in ambito clinico e accademico. Il professore di Neuroscienze Patrick Hof della Icahan School of Medicine della Mount Sinai di New York si è detto molto interessato a questi risultati. Un metodo che consenta di diagnosticare l’Alzheimer con dieci anni di anticipo avrebbe un “valore incredibile” affinché nuove prospettive terapeutiche possano emergere.

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