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“Ci sono episodi di personale aggredito fisicamente e verbalmente durante le ispezioni o per rappresaglia, mentre va in giro per la Puglia con mezzi propri mettendo a rischio la propria incolumità. È una situazione insostenibile”.

Il lavoro è prima di tutto tutela dei diritti, sicurezza e, di conseguenza, livello dignitoso dei salari. Il compito di vigilare sul rispetto delle norme spetta agli ispettori del lavoro che, però, operano troppo spesso con mezzi inadatti, mansioni quantitativamente insostenibili e gratificazione economica non adeguata. Almeno secondo le loro rivendicazioni sfociate nella manifestazione nazionale di quest’oggi, che ha visto a Bari l’organizzazione di un sit-in davanti alla sede di corso Trieste 29, riassunte nel pensiero di Maria Pia Erriquez, segretario regionale di Confintesa funzione pubblica.

Cosa rivendicano soprattutto gli ispettori del lavoro?

“A distanza di due anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo 149/2015 che ha istituito l’ispettorato nazionale del Lavoro, la situazione del personale è andata progressivamente peggiorando, incanalandosi in un vero e proprio percorso al ribasso per tutte le professionalità presenti all’interno delle strutture. La riforma, così come attuata, è incompiuta. A pagarne le conseguenze sono esclusivamente i lavoratori che si trovano ad operare in strutture di fatto depotenziate, in un contesto assolutamente demotivante, con ingenti tagli sul salario accessorio, maturato ma non corrisposto, la mancata formazione del personale, carenza o inadeguatezza di strumenti materiali ed informatici, vuoti in organico per blocco del tour over e della mobilità”.

Cosa intende per cotesto demotivante?

“I fondi incentivanti sono inesistenti, manca il salario accessorio. Bisogna pensare che il personale per andare in ispezione sostiene delle spese. Avrebbe di diritto alla missione, quando va su e giù come una trottola per la Puglia, ma questo o non è rimborsato, o rimborsato tardi e in parte. Inoltre, non c’è un incentivo alla produzione. Anche se si è bravi nel lavoro, ottenendo risultati, ciò non viene riconosciuto e, giustamente, ci si domandano se valga la pena continuare a lavorare così e rischiare la propria incolumità”.

Gli ispettori lamentano la scarsità di mezzi e l’inadeguatezza degli strumenti informatici a disposizione. Ma il personale a disposizione è sufficiente?

“Per nulla. In Puglia gli ispettori sono nel totale circa 280 e una settantina a Bari. Si è sotto organico gravemente, se si pensa al territorio da coprire, ai settori e alle aziende da raggiungere. L’ultimo concorso risale a oltre otto anni fa e non c’è turn over per chi va in pensione. È stata anche bloccata la mobilità intercompartimentale, che poteva dare maggiore elasticità nei trasferimenti. Il personale è oberato di lavoro e spesso impegnato in mansioni non proprie. Si pensi agli ispettori tecnici adibiti alla vigilanza per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro, un settore fondamentale per contrastare i casi di morti bianche: sono in numero esiguo e utilizzati per fare altro”

Cos’altro chiedono gli ispettori del lavoro, magari per migliorare le loro condizioni di sicurezza?

“L’obiettivo fondamentale è sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolate le autorità centrali perché intervengano per il riconoscimento dell’indennità di rischio. Sono sacrosanti diritti, mentre loro lavorano nudi e crudi e mettono a rischio la propria salute”.


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