È stato convalidato il fermo d’indiziato di delitto per il 39enne, nato a Milano, ma tranese, ritenuto responsabile del grave fatto di sangue verificatosi sabato scorso a Trani in un’affollata pescheria di via Superga, dove il 30 dicembre scorso sono stati sparati colpi d’arma da fuoco. L’accusa per lui è di tentato omicidio.

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Le indagini hanno appurato che c’è stata una lite tra l’arrestato e la vittima, un 41enne, sorvegliato speciale, lavoratore della pescheria, che a seguito del litigio ha malmenato il 39enne. La discussione e lo scontro pare siano nati per il prezzo del pesce acquistato. L’arrestato è tornato poco dopo nell’esercizio commerciale e, nonostante la  presenza di molte persone, tra clienti e lavoratori, ha sparato tre colpi di pistola ferendo al braccio il 41enne.

L’intenzione, secondo i carabinieri, era quella di uccidere, e solo l’intervento di una terza persona ha impedito che ciò avvenisse. A impressionare è la fredda determinazione dell’aspirante assassino: in pugno un’arma già carica e pronta a sparare, incurante della presenza di numerosi lavoratori e clienti che in quel momento hanno cercato ripari di fortuna dietro le casse di pesce pronto per la vendita, non è riuscito nell’evidente intento di commettere un omicidio soltanto per l’intervento di uno dei presenti. È stata inoltre perfettamente integrata in un contesto criminale di dubbia comprensibilità la reazione della vittima: sorda al rischio appena scampato, non ha inteso collaborare con gli inquirenti, fornendo, unitamente ad altri testimoni, una versione dei fatti volutamente lacunosa ed al vaglio dell’Autorità giudiziaria per quanto attiene ad eventuali profili di favoreggiamento personale. L’arma nel frattempo era stata gettata in un cassonetto.

L’uomo rimane chiuso in carcere e resterà recluso in attesa di giudizio per tentato omicidio, detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo.

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