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“O cambiate avvocato o non riavrete vostro figlio”: coppia della provincia di Bari denuncia gli operatori dei Servizi sociali

Pubblicato da: redazione | Mar, 9 Gennaio 2018 - 07:30

Un bimbo tolto ai suoi genitori, l’operato dei servizi sociali contestato e una querelle che potrebbe finire in Procura. La storia che stiamo per raccontare arriva da un paese della provincia di Bari che non indicheremo per tutelare il minorenne coinvolto suo malgrado. Tutto comincia circa 2 anni fa quando ad una coppia viene temporaneamente tolto il loro figlioletto dai servizi sociali.

Stando alla denuncia dell’avvocato dei genitori, il bimbo sarebbe stato sottratto perché il loro legale avrebbe denunciato presunte irregolarità e pregiudizi che sarebbero stati commessi da alcuni operatori dei Servizi sociali. Segnalazioni che non sarebbero state ben accettate dagli operatori sociali, che avrebbero intimato alla coppia di cambiare avvocato e di sceglierne uno di concerto con loro. Altrimenti? “Siccome il giudice fa come diciamo noi, il bambino rischiate di non vederlo più”, sarebbe stata la risposta  di un educatore che si occupa del piccolo.

“Un fatto gravissimo e inaudito”, commenta l’avvocato Francesco Miraglia, legale della coppia. “Oltre a costituire una vera e propria minaccia, le parole dell’educatore lascerebbero intendere che giudici, avvocati e assistenti sociali operino di comune accordo, in una sorta di “collusione” non sempre a favore del benessere dei bambini allontanati da casa, si potrebbe pure pensare. Chi garantisce infatti che le decisioni assunte siano prive di pregiudizi? Nella vicenda che riguarda i miei assistiti, di pregiudizi, purtroppo, ne abbiamo riscontrati, e anche gravi”.

La coppia da due anni è seguita dai Servizi sociali, che si occupano del piccolo e che periodicamente lo riaccompagnano in famiglia, senza mai, però, che si concretizzi un rientro definitivo, sempre rinviato. Il legale della coppia ha chiesto un’udienza urgente e chiesto che sia il giudice stesso, accertati i fatti, “ad inviare la documentazione in Procura per avviare delle indagini”. “Invitiamo inoltre il sindaco della località in cui vive la famiglia, che ben conosce la situazione, ad accertare l’operato dei suoi Servizi sociali”, conclude l’avvocato. 

 

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