“No al nuovo regolamento tasse del Politecnico di Bari”: è intitolata così la petizione online che è stata firmata da oltre 1.200 ragazzi.

In tantissimi si sono scagliati contro il nuovo regolamento tasse. Venerdì scorso, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, gli studenti hanno organizzato un sit-in con l’obiettivo di richiedere un tavolo con l’amministrazione per il futuro regolamento tasse.

L’applicazione della nuova normativa “ha riservato per migliaia di studenti un inaspettato aumento delle tasse”. Lo dichiara Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link – Coordinamento Universitario, aggiungendo che così come venerdì al Politecnico di Bari (“dove più del 40% di studenti ha visto le tasse lievitare”) oggi a Bologna, ci sarà un presidio sotto il rettorato, per chiedere il taglio delle tasse e la riapertura immediata della finestra per la presentazione dell’Isee all’Ateneo.

“Il tetto posto alla tassazione per chi ha un reddito superiore a 30.000 di Isee è molto elevato, e per chi ha un reddito superiore non sono stati posti limiti sul livello di contribuzione lasciando di fatto – spiega l’associazione studentesca – tutto in mano alle decisioni degli Atenei, strettamente vincolate a bilanci sempre più magri. Così alcuni Atenei hanno optato per un aumento della contribuzione massima, anche dell’ordine di 1000, altri invece hanno deciso per un aumento di contributi per gli studenti con Isee superiore a 13.000, spesso colpendo anche fasce medio-basse. In altri casi gli Atenei hanno alzato le tasse agli studenti più in difficoltà negli studi e quindi fuori corso o con pochi crediti conseguiti”. Link ritiene “necessaria una revisione complessiva dei sistemi di tassazione che non facciano pesare sugli studenti i bilanci delle università e partano da un rifinanziamento generale”. “La no tax area, rivendicazione storica di Link, non può essere fatta pagare agli studenti non inclusi in essa, ma deve essere un passo in avanti – fa notare l’associazione – verso un’università gratuita per tutti, in linea con gli obiettivi di “Europa 2020″, che richiedono un aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria. Nonostante, secondo il rapporto Eurydice, l’Italia sia l’unico paese europeo in cui diminuisce il numero di laureati, continuiamo a non prendere il buon esempio dai paesi vicini: in Germania l’università è gratuita e in Spagna è stata fortemente ridotta la tassazione, prevedendo l’eliminazione dei criteri di merito”.

Bif&st 2019 Bari
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