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Nel 1983 Giuseppe Bertolucci scrisse il tragicomico «Raccionepeccui» per la straniante teatralità di Marina Confalone: quarantacinque minuti di monologo-gioiello in meridionalese (dal quale lo stesso regista trasse un film) che l’attrice napoletana, depositaria del testo, porta in scena sabato 3 febbraio (alle 21), al Teatro Van Westerhout di Mola di Bari, per la stagione della compagnia Diaghilev.

Al centro della scena, le vicissitudini di una povera meridionale disperata, incarnata dalla voce e dal fisico di questa magnifica caratterista del cinema italiano (destinataria di vari David di Donatello) e leonessa del teatro contemporaneo (premiata anche con l’Ubu). Un’artista cresciuta accanto al grande Eduardo e a Carlo Cecchi prima dell’incontro con Bertolucci, che dopo il successo di «Raccionepeccui» la volle nel film «Effetti personali» e, molti anni più tardi, ne «Il dolce rumore della vita».

Marina Confalone racconta il percorso di una donna dall’orfanotrofio all’ospedale psichiatrico, rievocandone il passato di maestra elementare in una scuola di campagna. E narra, anche, l’emarginazione omosessuale, il primo grande amore, l’inferno dell’omicidio e della maternità. Come ha sottolineato lo stesso Bertolucci, che con una medesima operazione aveva lanciato tempo prima Roberto Benigni attraverso l’alter ego Mario Cioni, «la deflagrazione mentale del personaggio si traduce in deflagrazione espressiva» attraverso un idioma completamente inventato che, sulla base di una contorta parlata meridionale, «si struttura in una Babele di prestigi e calchi linguistici, dal fumetto alla pubblicità ai verbali di polizia». «Raccionepeccui» si presenta, dunque, come un monologo che esplora le potenzialità comiche del tragico e le valenze tragiche del comico nella prospettiva di una teatralità poverissima nei suoi apparati produttivi, ma ricca di elaborazioni verbali, idee e soluzioni recitative. Insomma, una teatralità spoglia di effettivi visivi ma con una straordinaria forza testuale, che Marina Confalone, per la quale Giuseppe Bertolucci cucì si misura questo pezzo memorabile, fa esplodere scalciando parole, mescolando dialetto e dolci bofonchi.


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