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Quando si parla di Lino Musella viene subito in mente Rosario “O’ Nan” della serie Gomorra. Musella ha alle spalle una brillante carriera teatrale, che l’ha visto raccogliere premi come l’Histryo e Le Maschere del Teatro, l’anno scorso era candidato al Premio Ubu come miglior attore, sabato 3 e domenica 4 febbraio (ore 21, info 080.579.76.67) sarà al Teatro Kismet per “Il servo” di Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe, ispirato al capolavoro dello scrittore anglosassone Robin Maugham – testo noto per la trasposizione cinematografica di Joseph Losey del 1963 con la sceneggiatura di Harold Pinter. In questo spettacolo Musella  veste i panni di un maggiordomo, Hugo Barrett, manipolativo e strumentalmente cerimonioso, al limite del ricattatorio. Preso a servizio dal giovane avvocato londinese Tony Mounset, interpretato da Andrea Sepe, tornato dopo alcuni anni dall’Africa, il servo diventa l’esemplare e irrinunciabile tuttofare del ricco e aristocratico signore, fino a “rubargli” progressivamente l’anima.

Sul palcoscenico del teatro Kismet un intero cast d’eccezione a partire da Lino Musella e Andrea Sepe, ci saranno: nei panni del migliore amico di Richard Tony Laudadio, che ha collaborato con Toni Servillo sulle scene al cinema ha lavorato con Sorrentino (L’uomo in più), Nanni Moretti (Mia madre) ed Edoardo De Angelis (Mozzarella Stories, Indivisibili); nei panni della fidanzata Sally Emilia Scarpati Fanetti e ancora Maria Laila Fernandez (premio Hystrio 2014).

L’allestimento segue l’andamento di un thriller e ”lo spettatore rimane anch’egli invischiato per merito di una messinscena dal meccanismo teatrale perfettamente ritmato, che sa far crescere la tensione e mantenerla fino alla fine”, come scrive il critico Giuseppe Distefano. Il lavoro di Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe parte dall’adattamento teatrale che lo stesso Maugham realizzò nel 1958 e evoca le atmosfere del celebre film di Joseph Losey del 1963 con la sceneggiatura di Harold Pinter. La traduzione di Lorenzo Pavolini (che aveva già tradotto il romanzo, nel 2000, per e\o) intreccia le due versioni del testo, concentrandosi essenzialmente sulla scrittura del romanzo che, rispetto al testo teatrale, «è decisamente più scarna e minima, concentrata nel raccontare un preciso costume sociale», come evidenzia lo stesso Pavolini nelle note alla traduzione.


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