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Bari, chiusa l’inchiesta sul crac di Ferrovie Sud Est: 28 indagati, c’è anche Fiorillo

Pubblicato da: redazione | Lun, 16 Aprile 2018 - 13:44
FERROVIE-SUD-EST

La Procura di Bari ha chiuso le indagini sul crac da 230 milioni di euro di Ferrovie Sud Est (Fse) nei confronti di 28 persone, fra le quali Luigi Fiorillo, ex commissario governativo, legale rappresentante e amministratore unico della società pugliese.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, di dissipazione e distrazione di fondi. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2001-2015, fino a quando la società è stata commissariata. Circa un anno fa, Fse è stata acquistata da Ferrovie dello Stato e nelle scorse settimane i creditori hanno votato a favore del concordato preventivo salvando l’azienda dal fallimento (l’udienza di omologazione è fissata per il prossimo 6 giugno). Nell’ambito di questa inchiesta il primo febbraio scorso furono eseguiti dalla Guardia di Finanza sequestri per circa 90 milioni di euro e 11 indagati furono arrestati. Cinque di loro sono ancora detenuti agli arresti domiciliari e per altri tre è stata disposta la misura interdittiva.

L’avviso di conclusione delle indagini è a carico,oltre che di Luigi Fiorillo, anche di Angelo Schiano, considerato amministratore occulto e avvocato della società, di Fausto Vittucci, revisore e certificatore dei bilanci Fse e di altre 25 persone tra imprenditori, ex dirigenti, consulenti e progettisti di Fse. Stando alle indagini della magistratura barese – coordinata dai pm Francesco Bretone, Bruna Manganelli, Luciana Silvestris e dall’aggiunto Roberto Rossi – Fiorillo, in concorso con consulenti e funzionari della società e imprenditori, avrebbe dissipato o distratto fondi per centinaia di milioni di euro nell’arco di circa 10 anni falsificando bilanci e esternalizzando servizi senza fare gare d’appalto. Il giro d’affari stimato dai consulenti dei pm (l’ammontare dei fondi pubblici confluiti nelle casse di Fse) si aggira intorno ai 2 miliardi di euro fino al commissariamento del dicembre 2015, più del 10 per cento dei quali dissipati e ritenuti dagli inquirenti causa del crac.

In particolare, Fiorillo avrebbe intascato circa 5 milioni di euro quali compensi per attività di supporto, senza averne le competenze, in 39 appalti di lavori pubblici su tutto il territorio regionale, addebitandoli come spese per il personale e più di 7 milioni sottoscrivendo co.co.co. per attività mai svolte. Tra i fondi dissipati ci sono – secondo l’accusa – circa 27 milioni di euro dati all’avvocato Schiano per attività di assistenza e consulenza legale. Altri 53 milioni di euro sarebbe stati indebitamente erogati per la gestione di servizi informatici. Ci sono ancora, solo per fare alcuni esempi, i 2 milioni di euro usati per la gestione dell’archivio storico e spese di carburante per 14 milioni di euro (40 per cento oltre il prezzo di mercato).

Proseguono le indagini della Procura su un altro filone relativo al crac di Fse, quello che coinvolge alcuni funzionari di Bnl, istituto di credito di riferimento della società, fra i quali Giuseppe Maria Pignataro, Responsabile Mercato Pubblica Amministrazione Direzione Centrale di Bnl di Roma, sottoposto nelle scorse settimane a interdizione. A loro i magistrati baresi contestano i reati di bancarotta fraudolenta impropria, per effetto di operazioni dolose, ai danni della società Fse e bancarotta fraudolenta preferenziale in favore di Bnl.

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