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Era il 15 maggio del 2007. Mimmo Bucci, cantante del gruppo “La combriccola di Vasco”, conosciuto e amato in città, fu travolto da una moto sul lungomare Nazario Sauro. “Sono passati undici anni da quel maledetto giorno in cui hanno ucciso mio figlio”, racconta Francesca Lozito Bucci che da quel 15 maggio lotta ogni giorno per tenere viva la memoria di Mimmo e per sensibilizzare le istituzioni alla cultura della sicurezza stradale. Oggi pomeriggio, alle 19, ci sarà una messa al Redentore e successivamente saranno lanciati in aria centinaia di palloncini bianchi in ricordo delle vittime delle strade. “Io non lo chiamo incidente quello di mio figlio, perché gli incidenti possono capitare. Quel 15 maggio mio figlio è stato ucciso, è stato un vero omicidio stradale”.

Sono passati undici anni dalla morte di Mimmo. Cosa si è fatto secondo lei a Bari per migliorare la sicurezza stradale?

“Purtroppo sulla sicurezza stradale non si fa mai abbastanza, anche dal punto di vista giuridico. Le leggi in merito all’omicidio stradale sono lacunose. A Bari si potrebbe fare molto di più. Io partirei dalla chiusura del lungomare. Il lungomare va vissuto dalle persone non dalle auto. Ora come ora è pericoloso. Le auto vanno troppo veloci, incuranti che a pochi metri ci sono delle persone che passeggiano. Lo dico non perché in quel lungomare è morto mio figlio, ma perché lì ci sono continui incidenti.  E poi in città ci vorrebbero più dossi, più dissuasori. I cartelli che indicano il limite di velocità non servono a nulla. Nessuno li rispetta. Inoltre bisogna insegnare sin dalle elementari ai bambini l’educazione civica, il rispetto delle norme, dell’altro. Bisogna insistere. Continuando così non andiamo da nessuna parte, non facciamo nessun passo in avanti”.

A Bari sono state introdotte nuove misure come l’utilizzo dei telelaser che permettono di individuare da lontano chi parla al telefonino alla guida o non indossa la cintura di sicurezza.

“Sono misure importantissime. Il barese ha bisogno del pugno duro per imparare. Il comandante Marzulli, scomparso di recente, era una bravissima persona: lui ha lottato molto per la sicurezza stradale, io non lo conoscevo ma apprezzavo le sue azioni. Bisogna continuare su quella strada”.

Come viene ricordato tuo figlio?

“Mimmo si ricorda da solo, aveva un modo di approcciare alla gente speciale, unico, non discriminava nessuno. Se lo ricordano tutti per una parola, un ciao, piccole cose che hanno fatto di lui una persona grande”.

Dopo la morte di Mimmo avete portato avanti l’associazione Smart per la valorizzazione dei talenti.

“Si, era un nostro desiderio. Volevamo coltivare la passione artistica di nostro figlio, aiutando gli altri. Ovviamente senza dimenticare mai il tema della sicurezza stradale”.

 A suo figlio è stato intitolato un giardino nel rione Libertà, per il quale lei stessa ha lottato moltissimo affinché fosse garantita sicurezza e fruibilità per tutti. Qual è la situazione ad oggi?

“Versa in  condizioni pietose, ma non per colpa dell’amministrazione. Il Comune ha fatto tanto, come dicevo il senso civico della gente è sotto zero. Ci sono cani liberi, si chiude il cancello e fanno quello che vogliono. Nonostante il divieto, nonostante quell’area sia riservata ai bambini. Io mi sono stancata. Alle volte cerco anche di non passare, eppure mi piacerebbe passare”.

Il ricordo della mamma di Mimmo Bucci in versi:

“Ho bisogno di ricordare, di tenere viva la memoria, come un ammorbidente con il tuo profumo…di freschezza , di gioventù, di libertà…il tuo era un inno alla vita.
Quando si parla di amore per il proprio figlio…non ci si stanca mai…sono storie interminabili e anche quando hanno un fine, ci si ricorda sempre di piccoli episodi sfuggiti alla nostra memoria.
L’amore per un figlio è infinito come l’orizzonte …corri..corri..corri..non lo raggiungi mai.
L’amore per un figlio mi rende instancabile,
l’amore per un figlio mi rende coraggiosa,
l’amore per difendere un figlio mi trasforma in guerriera,
l’amore per difendere un figlio mi trasforma in scudo,
l’amore per mio figlio mi fa volare.
Chiedo a te figlio caro di sostenermi in ogni situazione”.


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