Addio all’ufficio Anagrafe di Ceglie. La denuncia è del consigliere comunale di Fratelli di Italia, Michele Caradonna. “Si preferisce sopprimere una delegazione territoriale invece di adeguare l’edificio alle norme? Una vergogna istituzionale – prosegue Caradonna – gli uffici pubblici sono inaccessibili perché inagibili e quindi li chiudiamo. Qualcuno dovrebbe soltanto vergognarsi e chiedere scusa ai cittadini e tornare a casa. Perché sono inadeguati, inefficaci e lenti”.

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Caradonna un anno fa, a seguito dell’agitazione messa in atto dai dipendenti comunali anche per le condizioni di inadeguatezza dell’immobile dell’Anagrafe di Ceglie, aveva cominciato a interrogare l’amministrazione anche perché, a Caradonna, in quanto presidente dell’Anmic Bari associazione a tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, diversi cittadini avevano segnalato l’inaccessibilità della sede.

Pertanto, il consigliere aveva avviato una intensa attività di verifica tramite interrogazioni consiliari per chiarimenti sul rispetto in ciascuna delegazione periferica della normativa vigente in tema di abbattimento delle barriere architettoniche e di sicurezza sui luoghi di lavoro.  Non avendo ottenuto risposte adeguate dalla pubblica amministrazione, il consigliere aveva avviato un tour degli uffici pubblici per verificarne le condizioni. Da lì la scoperta, alla quale seguirono le denunce anche alla Asl e agli uffici competenti: “L’immobile di Ceglie era completamente inadeguato: non accessibile a persone con disabilità, ad anziani con problemi di deambulazione e a mamme con passeggini perché per accedere esiste solo una rampa di scale. Niente scivoli o ascensori o soluzioni alternative. Una violenza inaccettabile”.

“Oggi – continua il consigliere che dell’abbattimento delle barriere architettoniche ha fatto la sua missione – dopo un anno dalle mie denunce, arriva la chiusura di una delegazione e accorpano il servizio di Ceglie in una sede di Carbonara. E poi: che se ne farà adesso di questo immobile di proprietà comunale? Ma che razza di umanità è quella che costringe una persona con disabilità a non essere autonoma per entrare in un ufficio pubblico? Non si può privare – conclude Caradonna – un quartiere di una delegazione perché la sede non è adeguata”.

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