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Proseguono i controlli a tappeto, dal Salento al Gargano, su tutta la filiera alimentare e sull’acqua di pozzi e persino del mare. La Regione Puglia, assieme al dipartimento Salute, Osservatorio epidemiologico, istituto Zooprofilattico sperimentale di Foggia e le Asl, ha avviato un piano per scongiurare il pericolo di un focolaio di infezione Seu, la sindrome emolitico-uremica che colpisce soprattutto i bambini piccoli e che, in alcuni casi, può essere letale.

Dall’inizio del 2018 sono già quattro i casi registrati, di cui uno mortale, in media gli episodi di infezione da Seu non vanno oltre i 4-5 all’anno nel resto d’Italia. E la stagione estiva, quella solitamente più a rischio per maggiore consumo di prodotti alimentari che potrebbero causare l’infezione, è ancora lunga. Non solo: secondo  l’ultima indagine epidemiologica effettuata, nel 2017 in Puglia 18 bambini hanno contratto la sindrome emolitico-uremica, solamente in Lombardia ci sono numeri simili. Per avere più chiara la portata del fenomeno, basti pensare che la media nazionale è di quattro-cinque  casi all’anno: cifre che non fanno dormire sonno tranquilli, anche se i medici assicurano che “non c’è una emergenza sanitaria”. Per precauzione, considerando anche il recente decesso di una bambina, la Regione, però, ha deciso di varare un programma capillare di controlli su tutta la filiera alimentare. “I periodi estivi sono quelli più a rischio, prevenzione e diagnosi sono necessari per evitare i focolai epidemici”, dicono gli esperti dell’Osservatorio epidemiologico.

La malattia colpisce i bambini, generalmente dai 2 anni fino ai 15, ma è letale soprattutto nella fascia di età tra i 12 mesi e i 4-5 anni. Proprio per questo  i medici ritengono che sia necessaria un’attenzione particolare ai protocolli alimentari e di igiene che sono alla base di una prevenzione efficace, dal momento che la Seu è una complicanza rara di un’infezione intestinale batterica, dovuta a ceppi di escherichia coli produttori di vero-citotossina o Shiga-tossina che si trasmette principalmente per via alimentare. Quali sono gli alimenti che potrebbero veicolare l’infezione? Quelli ritenuti più a rischio sono i cibi di origine animale (il latte e i suoi derivati, ad esempio) che potrebbero essere stati contaminati in fase di produzione o di lavorazione; ma anche ortaggi o frutti coltivati su terreni fertilizzati o irrigati con reflui da allevamenti bovini infetti.


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