Alla ricerca di tesori perduti. Di oggetti di valore, più che altro. Monetine, orologi, posate e quant’altro possa essere intercettato dai metal detector portatili (o manuali). Sono decine gli “appassionati” che, soprattutto d’estate, ma non solo, battono di notte o di giorno nel periodo autunno inverno, gli arenili di Bari e della Puglia in genere. A volte si organizzano in vere e proprie squadre per testare a tappeto la spiaggia.

“Qualche settimana fa qui c’erano oltre venti persone – spiega Antonio, mentre è all’opera col suo metal detector sulla spiaggia di Lido San Francesco – intente a battere palmo a palmo il litorale. Io stavo pescando le marmore e li ho visti”. Antonio, di cui evitiamo per ragioni di riservatezza di diffondere il nome reale, è tra i tanti che hanno intrapreso questa attività. Per lavoro fa l’autista di un’azienda privata. Per passione il pescatore. E per hobby, a volte remunerativo, come un rabdomante si sposta col suo rilevatore di metalli fino a 15 centimetri dalla superficie.

“Ho iniziato a praticare questa attività tre anni fa. L’ho visto fare a un amico e mi sono avvicinato. Sotto la sabbia si trova di tutto, spesso chiodi o oggetti privi di valore. Qui a San Francesco, poi, sotto la sabbia ci sono lastre di cemento e ferro, che lo strumento rileva di continuo. Ma qualche volta si recuperano oggetti carini, come orecchini, anelli o una posata d’argento, che ho restituito al proprietario del Lido. È tutto legale – ci tiene a specificare – anche se ci sono quelli che ne approfittano e lo utilizzano nei siti archeologici. Io ci passo, come la stragrande maggioranza degli appassionati, delle mezze giornate all’aria aperta, anche con mio figlio. È una passione, nulla più”. La normativa, del resto, parla chiaro. La vendita e l’utilizzo di queste macchine è libera ma trova dei limiti negli oggetti che si rinvengono. A patire da quelli archeologici e dai preziosi che vanno consegnati alle autorità. Il tutto senza dover deturpare il paesaggio. Come accade anche a San Francesco.

“Vede – spiega – io faccio tutto alla luce del sole. Ma c’è chi scava buche e utilizza macchine più potenti per cercare più in profondità. L’uso corretto dipende da ognuno di noi”.

 

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