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“Le attività dei centri scommesse non hanno nulla a che vedere con i Parisi”. È in sintesi quanto ha sostenuto Tommy Parisi, il figlio cantante del boss del quartiere Japigia di Bari Savino Parisi, nell’interrogatorio di garanzia in carcere.

Tommy Parisi è stato arrestato venerdì scorso dopo due giorni di latitanza, perché coinvolto nell’indagine della Dda di Bari sulla presunta gestione di un giro si scommesse on line illegali che ha portato in carcere altre 21 persone. “Se ci sono responsabilità legate alla gestione delle società – si è difeso il figlio del boss, assistito dall’avvocato Nicola Lerario – si tratta eventualmente di scelte imprenditoriali sbagliate, ma che non c’entrano nulla con l’attività del clan”. A Tommy Parisi, indagato per trasferimento fraudolento di beni con l’aggravante mafiosa, la Procura di Bari contesta di aver intestato fittiziamente a quattro prestanome altrettanti centri scommesse con sede a Bari e in provincia.

A quanto si apprende, nell’interrogatorio in carcere ha anche ribadito che quando è stato arrestato dalla guardia di finanza, sotto la sua casa nel rione Japigia, stava andando a costituirsi.


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