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Bari, indagati cinque militanti dell’Ex caserma Liberata: “La nostra sede non si tocca”

Pubblicato da: Daniele Leuzzi | Mar, 11 Dicembre 2018 - 16:00
caserma ros

“Perché chiude Casapound mentre da quattro anni è permessa l’occupazione della caserma Rossani?”. La notizia del sequestro preventivo della sede di CasaPound divide l’opinione pubblica barese e fa sorgere interrogativi antitetici, basati sulla logica degli opposti. Da un lato c’è l’indagine della Digos e dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, dall’altro l’occupazione della caserma Rossani che prosegue dal 1 febbraio 2014.

Il provvedimento del tribunale di Bari riguarda l’aggressione dello scorso 21 settembre compiuta da militanti del movimento di estrema destra nei confronti di manifestanti antifascisti. Sono stati contestati i reati di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista” per aver “attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”. La Procura contesta a 30 di loro di “aver partecipato a pubbliche riunioni”. Dopo il raid di Casapound, anche cinque militanti di “Ex Caserma Liberata” risultano indagati per violenza e minacce nei confronti di pubblici ufficiali nel tentativo di “entrare in contatto con gli antagonisti”. Una guerra tra fazioni che riporta Bari nel passato, agli Anni di piombo.

“Non siamo sorpresi dalla risposta della magistratura – spiega il portavoce del centro sociale in via Petroni – sono decenni che le istituzioni tollerano i movimenti di estrema destra. Siamo un collettivo politico che promuove la solidarietà e la politica dal basso. La sede sopravvive e continueremo con le nostre azioni”. Sono trascorsi quattro anni dalla “liberazione illegale”, ideata per aprire gli spazi sottratti alla collettività e renderli comuni. Ma da allora il rapporto con la cittadinanza attiva sembra essersi raffreddato. “Vogliamo ricucire coi cittadini – prosegue il portavoce – in modo da abbattere i pregiudizi sempre più pesanti nei nostri confronti. Ci definiscono fattoni e tossici ma portiamo avanti battaglie comunitarie, nell’interesse di tutti”.

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