Una proroga delle indagini di sei mesi è stata notificata ieri dalla Guardia di Finanza di Bari, su disposizione della magistratura barese, contestualmente alle acquisizioni e perquisizioni nella Presidenza della Regione Puglia e nelle aziende riconducibili agli imprenditori indagati in concorso con il governatore pugliese, Michele Emiliano. Nel provvedimento, a firma del gip Antonella Cafagna su richiesta del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e del sostituto Savina Toscani, sono elencati i nomi dei cinque indagati e i reati ipotizzati nei loro confronti.

Oltre al presidente Emiliano, accusato di abuso d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità (entrambi i fatti risalenti al 2018) e concorso in reati tributari per l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, sono indagati il suo capo di gabinetto, Claudio Michele Stefanazzi, gli imprenditori Giacomo Pietro Paolo Mescia, Vito Ladisa e Pietro Dotti

Nei confronti di Stefanazzi si ipotizza il concorso nell’induzione indebita. Stesso reato è contestato agli imprenditori Mescia e Ladisa, rispettivamente amministratori delle società Margherita Srl e Ladisa Srl, che rispondono anche di false fatture. All’imprenditore Pietro Dotti, amministratore di Eggers 2.0, agenzia di comunicazione, è contestato il solo reato di false fatture, risalente al periodo giugno-ottobre 2017.

La vicenda riguarda due fatture da 24 mila e 59 mila euro pagate da Margherita e Ladisa alla società Eggers di Torino che aveva curato parte della campagna elettorale di Emiliano per le primarie del Pd del 30 aprile 2017 e che vantava nei suoi confronti un credito complessivo di 65 mila euro. L’ipotesi accusatoria è che il governatore pugliese in concorso con il suo capo di gabinetto avrebbero indotto le due società pugliesi, «entrambe in rapporti con la Regione Puglia per finanziamenti, contributi e concezione di servizi» si legge nell’imputazione, a pagare quel debito. Gli indagati rigettano le accuse.

Gli accertamenti della finanza riguardano eventuali procedimenti amministrativi svolti e in corso di svolgimento e l’eventuale emissione da parte di uffici della Regione Puglia di provvedimenti relativi alla società di ristorazione Ladisa Srl. È uno dei particolari che emerge dall’indagine. Gli inquirenti sono alla ricerca di «finanziamenti, contributi regionali, contratti di appalto, delibere e determine» e di documenti relativi alla registrazione nelle scritture contabili della fattura dell’ottobre 2017, dell’importo di circa 59 mila euro, emessa dall’agenzia di comunicazione torinese Eggers 2.0 nei confronti di Ladisa.

La perquisizione ha portato anche a sequestro di documenti. Il sospetto degli inquirenti è che ci sia un collegamento tra il pagamento della fattura alla Eggers (che aveva un credito nei confronti di Emiliano di cui aveva curato la campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017) e eventuali rapporti di lavoro delle aziende pugliesi che hanno poi pagato quel debito e la Regione. I finanzieri stanno ricostruendo, infatti, anche i rapporti tra l’imprenditore barese con il presidente Emiliano nonché con alcuni dei suoi collaboratori e con il titolare della società di comunicazione, Pietro Dotti.

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